sabato 8 ottobre 2016

L'Anima nera del Cap Corse

La spiaggia nera di Nonza
Siamo nell'estrema Corsica settentrionale, il Cap Corse, cosiddetto "il dito" per la sua forma che ricorda un indice puntato verso il mare, proprio sopra la "mano" Corsica. L'isola nell'isola, tanto è peculiare e diversa da tutto il resto, questa zona. Eppure facile da visitare, iniziando il giro giusto dopo Bastia, dove approdano la maggior parte dei traghetti provenienti dall'Italia. La strada inizia qui. Seguendo il mare sulla destra. 
La prima impressione, in una tarda mattina di aprile, è di un luogo tranquillo, che sonnecchia sotto questo primo sole di primavera, tra mare blu e piccoli paesini che con il mare sono un tutt'uno. Scorrono uno dietro l'altro, a volte fatti soltanto di qualche casa mimetizzata tra la vegetazione: Pietranera, Erbalunga, Sisco. Alternandosi a paesaggi tipicamente liguri, costellati da torri di avvistamento genovesi a picco sul mare.  
Passa così, un pò pigramente, la strada lungo la prima parte del Cap Corse, quello del lato che guarda la nostra Italia. A mio avviso il paesaggio si fa molto più interessante dall'altro lato, o meglio già da Macinaggio, che, a confine tra i due versanti, offre già l'impressione di trovarsi in un luogo a sè stante. Più isolato, forse, più lontano dal grande porto, più autentico, ecco. Qui la vita scorre lenta, con i ritmi di un paese di pescatori, incentrata sul molo, sul piccolo lungomare di botteghe artigiane, dove si respira un'atmosfera un pò artistica e bohemien. Un luogo dove si può scegliere di rifugiarsi per scappare dal mondo. Minuscolo paesino dove pare però esserci tutto ciò di cui ha bisogno la nostra anima. Dove assaggiare la prima birra Pietra del viaggio, la birra corsa aromatizzata alla castagna. Dove la notte guardare le stelle e accorgersi, per la prima volta, di quanto buio ci sia su questo lembo di terra. Solo qualche puntino di luce delle case dei minuscoli paesi, e poi il buio. Fitto. Distribuito per tanti chilometri. E le stelle che compaiono in cielo, numerosissime, a rischiarare, esse sì, la notte.

Caletta nei pressi di Macinaggio
E la mattina dopo, col giorno, si riparte. Con la calma che contraddistingue questo luogo e che permette subito una sosta in una deliziosa caletta nei pressi di Macinaggio, lambita da acque cristalline e pini marittimi. Un assaggio della bellezza del mare corso.



Per poi riprendere il viaggio. Una tappa al Moulin Mattei è d'obbligo. Siamo già dall'altro versante del Cap Corse, e si gode una vista meravigliosa sul territorio. L'anima contrastante della Corsica qui appare netta: la fioritura primaverile che ci circonda, fa da cornice alla neve che ancora è ben visibile sul monte Stello. Ed è in questo preciso momento che capisco quanto sia vero ciò che si dice della Corsica: che sia "una montagna in mezzo al mare". Questa costante di neve e fiori, inverno e primavera insieme, ci accompagnerà per tutto il giro del "dito", versante ovest. 

Fioriture primaverili e Monte Stello innevato, sullo sfondo. 




Cap Corse. Panorama
La strada ora si fa in discesa, e il primo paese caratterisco che si incontra è Century Port. Minuscolo borgo fermo nel tempo, con le case arroccate tutte intorno al molo, famoso per la pesca delle aragoste. Attorno, campi di fiori gialli sul mare. E vento. E da qui in poi il paesaggio è sempre più aspro e selvaggio, tutto in curva, con la strada a strapiombo sul mare. Scogliere che si stagliano su un mare profondo e blu. Panorami stupendi che si susseguono con una rapidità emozionante e sempre più sorprendenti. Questa parte del "dito" assomiglia a una piccola Scozia. Verde e selvaggia così. Solitaria. Costellata da spiagge di sabbia scura, selvagge e totalmente deserte. E scogliere verdissime
A sorpesa un gregge di capre dal pelo lungo, sbuca dopo l'ennesima curva della nostra strada. Così. Anche loro correndo accanto al mare blu. 
Caprette a bordo strada. Cap Corse.
 
Successivamente la strada si addolcisce. Siamo quasi alla fine del giro del Cap Corse. Nonchè nella parte, a mio avviso, in assoluto più emozionante.Qui il paesaggio si apre e si fa ampio. Sempre selvaggio. E nerissimo. Si susseguono, una dopo l'altra, grandi spiagge deserte di sabbia nera. Spesso tagliate da fiumi e costellate dalle solite torri genovesi. 
Spiaggia di sabbia nera. Cap Corse.
 
Nonza
Fino ad arrivare alla spiaggia nera per eccellenza. All'emozionante spiaggia di Nonza. Chilometri e chilometri di sabbia nera, separata da 260 gradini dal paese, sicchè spesso semi deserta. O raggiunta da coloro che usano, con i sassi bianchi a contrasto, creare disegni o scritte sulla spiaggia, ben visibili dall'alto del paese di Nonza, arroccato sopra il mare. La vista è mozzafiato. Il contrasto tra il mare blu, profondo, e la sabbia nera, separati dal bianco delle onde che si infrangono sulla battigia, è emozionante. Siamo altissimi, e dall'alto dominiamo tutta la spiaggia. Le poche persone che vi camminano, da qui appaiono come piccoli puntini mimetizzati in questo spettacolo della natura. E' questa, a mio avviso, l'anima più sincera del Cap Corse. Questa sabbia: nera, prepotente, scura e selvaggia come questa terra. Simbolo di questa terra.

Spiaggia nera di Nonza.

Ma c'è ancora un altro nero, che caratterizza l'anima di questo luogo. E', come accennavo prima, il nero della notte. Che qui è veramente buia. O forse qui capiamo cos'è il buio. E lo capiamo da fuori il Cap Corse. Dalla Citadelle di Saint Florent, di notte. Affacciandoci da questa terrazza panoramica, si resta sbalorditi. Eccola davanti a noi. La sagoma del Cap Corse. I contorni disegnati dalla luce della luna soltanto. Tutta la striscia di terra scura. Solo due labili puntini di luce che, probabilmente, corrispondono a Century e Nonza. Il resto è al buio. Veramente al buio. Immerso da stelle e da profumi di fiori e di salsedine. E in questo nero è racchiusa tutta l'anima solitaria, selvaggia e orgogliosamente a sè stante del Cap Corse.


giovedì 9 giugno 2016

Spiaggia di Ostriconi: l'espressione della natura più pura

Panorama della spiaggia di Ostriconi, Corsica

Oggi desidero "portarvi", attraverso le mie parole, alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti della Corsica, e non solo. Desidero condurvi, precisamente, alla spiaggia di Ostriconi, che personalmente considero una della più belle spiagge da me visitate, espressione più pura della bellezza della natura selvaggia e luogo spirituale per eccellenza. Sono stata, devo dire, fortunata, perché coincidenze e circostanze hanno voluto che potessi vederla in primavera, con la fioritura al massimo splendore, i colori accesi e la natura più viva, nonché con la quasi totale asssenza di presenza umana. Una concomitanza di fattori che auguro a tutti di trovare, per godere in pieno l'anima di questo luogo. 
Ma iniziamo dal principio: siamo nella Corsica del Nord, nella regione della Balagne, tra St.Florent e Ile Rousse, giusto superato il deserto degli Agriates. Una deviazione ben segnalata della strada principale, vi condurrà nella stradina proprio sopra la spiaggia, dove lasciare la macchina e iniziare il sentiero sterrato che scende, costeggiando il fiume, immerso nella vegetazione lacustre e mediterranea. 
Si attraversa, a un certo punto, un ponticello in legno e, oltrepassatolo, piano piano, inizia a comparire la sabbia e, infine, lo spettacolo della spiaggia. Ci accolgono dune di sabbia bianchissima, morbida e fine come farina. E' questo il benvenuto che ci riserva questo luogo. Il biglietto da visita di una natura sovrana e di bellezza assoluta. Chilometri di spiaggia, avvolta in un contesto naturale integro, senza che si possa individuare traccia di opere umane. E poi...

E poi i pini marittimi, cresciuti sulla sabbia, dai rami arzigogolati, piegati dal vento in forme affascinanti. 






E le fioriture primaverili che tingono di giallo le dune di sabbia bianchissima.
Dipinto della natura che esplode rigogliosa, in questa stagione, e completa un panorama già incantevole, accendendolo di colore.



E ancora, il fiume che taglia in due la spiaggia, attraversandola, tra le dune.
Sono stupefatta. Mi sento una privilegiata, arrivata, per elezione, in un luogo segreto che a me si rivela. 
Per arrivare sulla riva occorre attraversare il fiume, entrandovi fino alle caviglie. E' un piacere camminarvi, come naufraghi giunti su un'isola deserta che ci accoglie dopo tante fatiche, che appare come miraggio di salvezza in tutto il suo splendore. Così, questa spiaggia, a me salva dalla quotidianità, dal rumore, dalla stanchezza, dalla paura. E', se pur solo per il tempo che vi rimango, il mio "senso".
Tra il vento e il rumore del mare, dimentico ogni cosa. Stare qui basta. Appaga. Esiste solo questo luogo e solo l'attimo presente. Scompare tutto il resto, divorato dalla meraviglia di questa spiaggia deserta. 
Seduta all'ombra di un arbusto, tra le dune, con il vento leggero in viso, sto finalmente bene. Un benessere assoluto, puro, una pace interiore rara, una completezza provata solo poche volte. In comunione perfetta con l'anima di questo luogo, fortissima.
Qui tutto pare avere un senso. Questo luogo è il senso. 

E ancora non è finita. Prima di andare via, prima che il tempo riprenda a scorrere, prima di tornare alla vita di tutti i giorni, concedetevi di osservare dall'alto il panorama di questa spiaggia che vi ha regalato tante emozioni. Continuate a percorrere la strada che la costeggia dall'alto, quella dove avete parcheggiato prima di scendere. 
All'improvviso si aprirà il panorama e l'avrete tutta sotto di voi. La spiaggia. Immensa. Incontaminata. Completa di ogni elemento che la compone: il fiume, il mare, la sabbia, le montagne, la vegetazioni. Vera! E che profumi nell'aria!

A guardarla da qui, dall'alto, è impressionante anche la riva. Onde di un mare dalle tonalità blu profonde che si infrangono a largo, la sabbia bianchissima e il bagnasciuga più scuro, frastagliato, materico, che delinea la costa, lambito dall'acqua.
Sembra l'oceano, tanto è vasto. 
Con le persone, pochissime, che camminano e danno la proporzione delle spiaggia. O della piccolezza dell'uomo di fronte a tanta meraviglia della natura. 

Devo scriverlo, qual è l'anima di questo luogo? La sentirete, tanto è forte. E' la spiritualità della natura più vera. E la vedrete. E' il connubio degli elementi che qui convivono come pezzi di un puzzle perfetto. Il fiume, il mare, la sabbia, il vento. I colori, i profumi, i suoni. 
L'anima di questo luogo trasuda da ogni singolo, ma imprescindibile elemento che compone la meraviglia d'insieme. E vi aspetta...



 

giovedì 7 aprile 2016

L'eleganza ammaliante dei cigni sul lago di Bracciano


Ho già scritto del lago di Bracciano. E' vero.
Ho già parlato dell'eleganza ammaliante dei cigni che lo abitano. 
Ma ancora una volta non posso fare a meno di notare lo spettacolo che regalano questi animali mentre nuotano lambendo la superficie dell'acqua, nel tardo pomeriggio. Quando cala la luce prepotente del giorno e dà spazio al primo blu della sera. Quando il cielo si fonde col lago e inizia a salire un vapore nebbioso che, a largo, disegna isole irreali.
E' in questa atmosfera incantata, di una giornata ancora invernale, che decine di cigni compaiono a popolare il lago. Alcuni in gruppetti, alcuni solitari. Alcuni beatamente fermi nel mezzo, come a godersi pigramente l'ultima parte del giorno; altri diretti verso la riva, come a volersi mostrare in tutta la propria bellezza.

Delicati, eterei, dal soffice piumaggio bianco. Da sempre massimo simbolo di eleganza e di raffinatezza, eccoli cercare con i bei colli affusolati  il nutrimento. Eccoli sospesi su un'acqua appena increspata dal tenue riflesso, nel momento della giornata che segna il passaggio tra la frenesia del giorno e la quiete della notte. Un momento di pace e di serenità. Di meditazione e di pura bellezza.

E quando la sera si fa più insistente, con la genuina complicità di un pallido tramonto invernale, i cigni si radunano tutti insieme. Come a farsi compagnia per affrontare la notte, come se fosse un rito per salutare il sole che sta andando a dormire e la giornata finita che non tornerà più. Tutti insieme a godere dell'ultima luce, ad aspettare il riposo notturno.
E vederli così, tutti pacatamente insieme, quieti, è una scena che coinvolge, che incanta, che non può far rimanere indifferenti. E' bellezza. E' sogno. E' poesia.



E come se non bastasse, le sorprese che riservano questo lago e i suoi abitanti, non sono mai troppe. Quando pensi di aver già visto tutto, di aver già assistito alla più meravigliosa delle scene, ecco apparire, d'improvviso, l'imprevedibile. Tra cigni dal consueto piumaggio bianchissimo, ecco nuotare, inconsapevole della propria straordinarietà, un cigno nero. Sì: proprio quello talmente raro che si usa prenderlo come esempio per indicare qualcosa difficile da trovare, di inconsueto e improbabile. 

Elegante più dei bianchi, col suo piumaggio scuro e il becco rossissimo. 
Placido scivola sull'acqua, inconsapevole di catturare tutta l'attenzione e tutti gli sguardi di coloro che passeggiano sul lungolago e lo indicano, stupiti per quel colore insolito.  Opposto al bianco a cui sono abituati. 
E lui se ne sta lì, tra gli altri cigni. Uguale ma diverso. Bello proprio per questo. E ammaliante più di tutti. 

















Impressioni d'inverno al lago di Canterno


Lago di Canterno, panorama

A sorpresa, nascosto tra i boschi di una strada provinciale, tra i territori di Fiuggi, Alatri, Trivigliano, Fumone e Ferentino, dove proprio non immagineresti di trovarlo, improvviso, abita il territorio il lago di Canterno. Prima un rivolo d'acqua, che dà l'impressione d'esser solo un ruscello alimentato dalle piogge invernali, poi zone umide più consistenti. E infine compare tutto, il piccolo prezioso lago. Riserva naturale regionale, incorniciato dai monti Ernici, è di origine carsica. 
Quello che colpisce, istantaneamente, è la natura riservata e silenziosa di questo luogo. 
E' intimo, appartato. Abbandonato dall'uomo. Affidato esclusivamente alla natura. Alla sua cura.
Poche volte ho trovato luoghi così solitari tanto vicini alla civiltà. Sarà l'inverno, sarà che sono tutti attratti dalle cure termali di Fiuggi o dal Castello di Fumone, ma qui pare passare veramente poca gente. Come se non lo conoscessero, come se fossimo i soli ad averlo scoperto per sfacciata fortuna. O i soli a cui è miracolosamente concesso viverlo. Questo, ovviamente, contribuisce ad aumentare il fascino del lago, già di per sé bellissimo. Lo rende quasi un miraggio nato dall'immaginazione nel freddo di un fine dicembre. Un regalo inaspettato. Reale o immaginario non conta.

Alberi sommersi dall'acqua nel lago di Canterno

La seconda sorpresa, dopo il lago in sé per sé, si nota quasi subito. Scendendo verso la riva, tra sentieri di terra e di foglie, eccola di fronte a noi: tra le acque del lago, come galleggianti, emergono parzialmente alberi sommersi; una piccola foresta con i tronchi sott'acqua. Bianchissimi svettano in contrasto netto con l'acqua azzurra nella quale si specchiano, riflettendo le forme arzigogolate dei loro rami spogli invernali.
Un paesaggio raro e affascinante. Regalatoci dalla forte instabilità del lago, che aumenta la sua portata fino a sommergere gli alberi circostanti, per poi ridurla nei periodi di secca e lasciare riaffiorare le radici all'aria, liberandole dalla prigionia dell'acqua.

Alberi sommersi dall'acqua nel lago di Canterno
Uno spettacolo magico e spettrale al tempo stesso. Di una bellezza malinconica e prepotente, esaltata dai colori freddi di una mattina invernale, che scolpiscono le cortecce degli alberi e incidono la maestosità dei tronchi rapiti dall'acqua. Custoditi per connubio d'amore o per gelosia. Uniti in un tutt'uno, nel bene o nel male. Con la promessa di una bella stagione che venga a sciogliere questa unione ora inevitabile dal predominio dell'acqua. 

Ma il lago di Canterno non è solo questo. E', indubbiamente, anche panorami preziosi. Con i monti innevati che lo circondano, i borghi che si intravedono sulle colline, e le piccole isole di terra che affiorano, anch'esse, dalle acque del lago. L'impressione è di trovarsi in un lago di alta montagna. Un paesaggio rarefatto dall'aria invernale. Illuminato da una luce fredda. Dura. Che tuttavia scolpisce con maestria ogni dettaglio di pietra e terra e acqua.
E poi gli elementi della natura, che qui ci sono tutti. I prati verdissimi alternati alla terra bruna, le pietre grigie che spiccano tra il panorama, i boschi e le colline d'intorno. Un paesaggio che invita a camminare, con lunghe passeggiate nei prati che circondano il lago, col vento fresco come unico compagno nella solitudine. Raccogliere qualche pietra da lanciare in acqua solo per incantarsi a vederne i cerchi che produce sulle superficie. Toccare con mano la terra, così materiale. Così viva. Scoprire cosa c'è oltre il bosco. Sempre un albero più in là. Ancora oltre. E pensare nel silenzio della natura.

Panorama del lago di Canterno
 
A doverla descrivere, l'anima di questo lago, non esiterei a definirla intima e forte. Un luogo poco conosciuto, poco frequentato, lasciato alla saggezza della natura selvaggia. Un'anima che non ha timore di esprimersi, che si riversa nella bellezza di un paesaggio incontaminato, duro a tratti, ma sicuramente emozionante. Un luogo che basta a se stesso. Con un carattere definito, unico nel suo genere. Che non ha timore della sua solitudine, anzi ne fa punto di forza per potersi esprimere completamente.
E che vi aspetta. Se siete pronti a confrontarvi con voi stessi e con la natura, in una fredda giornata invernale.