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lunedì 13 marzo 2017

Le atmosfere della cittadina di Anguillara Sabazia


Centro storico di Anguillara.

Tra le località che si affacciano sulle sponde del lago di Bracciano: Bracciano - appunto -, Trevignano Romano e Anguillara Sabazia, quella che amo maggiormente "vivere" a livello di atmosfera che vi si respira, è sicuramente quest'ultima. Anguillara è una cittadina poco distante da Roma, raggiungibile facilmente dalla capitale per rilassarsi anche solamente per un pomeriggio, abbandonati sul felice lungolago. 
Il nucleo storico della cittadina cresce arroccato sopra un promontorio che si sporge verso lago. Le case sembrano salire, una vicina all'altra, fino al culmine, dove si trova la chiesa dell'Assunta che domina il panorama. Questa posizione particolarmente affascinante, regala all'abitato un profilo caratteristico e riconoscibile, oltre a un'ottima esposizione alla luce solare. C'è luce, ad Anguillara. Una luce generosa che si insinua nei vicoli medievali del centro, e diventa densa e aranciata con l'avvicinarsi del tramonto, tingendo il paesino di un velo dorato di sogno. 
E poi c'è il lungolago, estesissimo, che parte dalla base del centro storico e prosegue per svariati chilometri e permette, allontanandosi, di ammirare il paese in una visione d'insieme. Il promontorio con il centro storico si protende nel suo lago, con cui pare giocare una partita paritaria: il paese domina il lago; il lago domina il paese. Allo stesso modo. Parte integrante l'uno dell'altro.
E ci sono le atmosfere che questa cittadina e la sua natura sanno regalare, che a mio avviso sono la vera anima di questo luogo. Innanzitutto un'atmosfera di serenità. Come non fermarsi in una delle panchinette che animano il lungolago di Anguillara, e stare semplicemente lì? A godersi lo scorrere della vita. A sentirla, la vita. Nell'acqua quieta del lago. Nel sole che ci accarezza la faccia. Nel fruscio delle foglie dei platani, al vento della primavera. Semplicemente. Meravigliosamente.
Ci si distende, ad Anguillara. Ci si invaghisce di qualcosa di prezioso e raro: della tranquillità dello scorrere della giornata. Dei ritmi rilassati che ti permettono di avvicinarti al luogo e fruirlo ampiamente. Non è pretenziosa, Anguillara; non possiede la bellezza vistosa e indiscussa di altri borghi, di maggiore impatto e fama turistica. Anguillara conquista piano piano, con un fascino che si rivela lentamente, vivendola, e ti entra dentro per restarvi aggrappato nel tempo.

Anguillara. Panorama del lago.
Qual è, dunque, l'anima di Anguillara?
Io la vedo venir fuori tra la silhouette dei rami dei suoi alberi affacciati sul lago. Quando è nuvoloso, eppure il sole filtra tra le nubi e va a illuminare la superficie dell'acqua. E ti basta questo spettacolo: questo gioco di buio e luce, chiaro e scuro, vita e morte che si intrecciano, per aprire il pensiero fino a sentire il senso di tutte le cose.

Panorama del lago.
La vedo, l'anima di Anguillara, nel suo lago quieto, all'ora del giorno in cui l'acqua diventa dello stesso colore dei rilievi e del cielo e, in questa uniformità, spiccano solamente le vele di due barchette lontane, bianche, e i profili delle pietre e dei tralicci, neri. Opposti, eppure complementari nello stesso paesaggio. Dove ciò che è opera dell'uomo, diventa anch'esso parte della natura d'acqua entro cui si riflette. Un tutt'uno che solo di una cosa ci parla: di quiete.

La vedo, nel delizioso pontile della cittadina, appena calata la sera. Quando, tra le nuvole che ricamano il cielo con tutte le tonalità del rosa, le luci appena accese del pontile diventano parte del paesaggio. Non più totalmente umano, non solo totalmente naturale. La sento forte, l'anima, nel profilo di questo pontile che si allunga, delicatamente dentro le acque di un lago calmissimo, ornato da pietre gentili, e ne diventa parte integrante. La vedo nell'atmosfera di sogno che ci regalano i lampioni accesi, replicati nel loro stesso riflesso nell'acqua, specchio di luci e di colori. Nel perfetto equilibrio di tutte le cose, che qui si compongono in uno scenario emozionante, ecco: qui io vedo l'anima di Anguillara.

Anguillara: il pontile, la sera.
 
Un'anima pacata, equilibrata, serena, dolce e struggente al tempo stesso. Un'anima che dopo averti regalato un tramonto così, può solamente farti venire la voglia di tornare qui, ancora un'altra volta. Presto.


giovedì 7 aprile 2016

L'eleganza ammaliante dei cigni sul lago di Bracciano


Ho già scritto del lago di Bracciano. E' vero.
Ho già parlato dell'eleganza ammaliante dei cigni che lo abitano. 
Ma ancora una volta non posso fare a meno di notare lo spettacolo che regalano questi animali mentre nuotano lambendo la superficie dell'acqua, nel tardo pomeriggio. Quando cala la luce prepotente del giorno e dà spazio al primo blu della sera. Quando il cielo si fonde col lago e inizia a salire un vapore nebbioso che, a largo, disegna isole irreali.
E' in questa atmosfera incantata, di una giornata ancora invernale, che decine di cigni compaiono a popolare il lago. Alcuni in gruppetti, alcuni solitari. Alcuni beatamente fermi nel mezzo, come a godersi pigramente l'ultima parte del giorno; altri diretti verso la riva, come a volersi mostrare in tutta la propria bellezza.

Delicati, eterei, dal soffice piumaggio bianco. Da sempre massimo simbolo di eleganza e di raffinatezza, eccoli cercare con i bei colli affusolati  il nutrimento. Eccoli sospesi su un'acqua appena increspata dal tenue riflesso, nel momento della giornata che segna il passaggio tra la frenesia del giorno e la quiete della notte. Un momento di pace e di serenità. Di meditazione e di pura bellezza.

E quando la sera si fa più insistente, con la genuina complicità di un pallido tramonto invernale, i cigni si radunano tutti insieme. Come a farsi compagnia per affrontare la notte, come se fosse un rito per salutare il sole che sta andando a dormire e la giornata finita che non tornerà più. Tutti insieme a godere dell'ultima luce, ad aspettare il riposo notturno.
E vederli così, tutti pacatamente insieme, quieti, è una scena che coinvolge, che incanta, che non può far rimanere indifferenti. E' bellezza. E' sogno. E' poesia.



E come se non bastasse, le sorprese che riservano questo lago e i suoi abitanti, non sono mai troppe. Quando pensi di aver già visto tutto, di aver già assistito alla più meravigliosa delle scene, ecco apparire, d'improvviso, l'imprevedibile. Tra cigni dal consueto piumaggio bianchissimo, ecco nuotare, inconsapevole della propria straordinarietà, un cigno nero. Sì: proprio quello talmente raro che si usa prenderlo come esempio per indicare qualcosa difficile da trovare, di inconsueto e improbabile. 

Elegante più dei bianchi, col suo piumaggio scuro e il becco rossissimo. 
Placido scivola sull'acqua, inconsapevole di catturare tutta l'attenzione e tutti gli sguardi di coloro che passeggiano sul lungolago e lo indicano, stupiti per quel colore insolito.  Opposto al bianco a cui sono abituati. 
E lui se ne sta lì, tra gli altri cigni. Uguale ma diverso. Bello proprio per questo. E ammaliante più di tutti. 

















domenica 14 dicembre 2014

Cefalù da fuori Cefalù (parte seconda): la statale 113 e la Cefalù - Gibilmanna


Strade. Luoghi di transito. Luoghi di unione tra luoghi. Con una propria identità, che tuttavia non può che contenere - e completare - anche quella dei luoghi che attraversano.

E così, tanti anni fa, la Sicilia era per me, prima di tutto, la statale 113.
La prima che, in un mattino d'estate, dopo aver passato tutta la notte in treno, vedevo al risveglio correre veloce accanto alla ferrovia. Con il finestrino del treno abbassato (allora si poteva fare) il vento tagliava la faccia e portava miscelato l'odore di mare e di fiori. Sfilavano una dietro l'altra piccole baie ciottolose con qualche bagnante e qualche pescatore. Finché finalmente il profilo di Cefalù, sognato tutto l'inverno, si materializzava nella visione della rocca. La strada, parallela alla ferrovia, vi correva incontro.

Se siete a Cefalù e avete voglia di mare e di guidare, nulla è più consono ai vostri desideri della statale 113. Panoramica. Costiera come poche ne ho viste al mondo. Costruita proprio accanto al mare. Poco sopra il suo livello. Sfiora le cale più belle, gli scogli più solitari. E' baciata dal sole. Pare costruita appositamente per il piacere di guidare e per calmare lo spirito, lasciando tuffare i pensieri in quel mare blu così vicino, mentre a noi resta la serena sensazione di quanto sia meraviglioso lo spazio aperto che ci circonda. 

La rocca di Cefalù dalla statale 113

E la statale 113 è, naturalmente, anche Cefalù. Quando la rocca ci appare, da qui, tra cielo e mare. Ultimo lembo di terra dopo le montagne. Ultimo punto di contatto umano. 
Da questa prospettiva ci nasconde il paese, pare celarlo per tenerlo per sé o per farci una gradita sorpresa quando saremo finalmente arrivati. E pare piccola piccola, persa tra nuvole e spighe di grano, eppure dalla forma sempre riconoscibilissima. Un punto fermo, indiscutibile. Meta d'arrivo e di partenza. 

Da qui si vedono i più bei tramonti colorare il cielo di giallo e d'arancio. Il mare gigante accogliere il sole. Il contorno della rocca circondato da riflessi di luce.

Tramonto su Cefalù dalla statale 113

Altre sere a predominare è una nebbiolina rosa avvolgente. Pare nasconda le cose e invece le svela di più. Parla direttamente con l'anima, con l'immaginato. Tocca corde di percezione segrete. Rasserena. E commuove.
Tutto pare immobile, finché poi, improvvisa, la luce del faro di Cefalù si accende e il bagliore intermittente, ancora appena percepibile, indica la via. Man mano che cala la notte, poi, diventerà squarcio nel cielo nero, a indicare la vita.

Tramonto su Cefalù dalla statale 113

Qual è, dunque, da qui, l'anima di Cefalù? 
E' un'anima selvaggia, naturale. Un'anima dai colori decisi. Dallo spazio aperto. Ampissimo.
No, da qui non si vede il paese, eppure Cefalù è più presente che mai. In quella sagoma che a seconda dei giorni, del tempo, può essere ben definita o dai contorni sfumati, c'è tutta la promessa di un punto fisso, fermo nel tempo e nello spazio. Come il faro guida i naviganti per mare, così la rocca ci guida verso il paese. Promette, e mantiene, che quell'ultimo lembo di terra ha qualcosa di unico che si ripete nel tempo, e che non cambia mai per cambiare sempre.


Ma c'è un'altra strada irrinunciabile. Un'altra passeggiata doverosa per scoprire Cefalù da una prospettiva ancora diversa, e che personalmente ha accompagnato molto del mio cammino. La cosiddetta Cefalù - Gibilmanna, la strada che sale sulle Madonie e congiunge il paese al Santuario di Gibilmanna.
Tutta tornanti, si arrampica lasciando il paese sotto di noi.

Il paese visto dalla Cefalù - Gibilmanna

Da qui Cefalù appare com'è: p
rotetta tra le sue alture e tutta tuffata nel blu. Col suo abitato e la rocca. E il mare che si indovina dal colore. Il blu cambia a seconda delle correnti e dei venti. Il bianco indica mareggiata e gli increspamenti i giorni di maestrale. Quando c'è scirocco una patina pare avvolgere tutte le cose come un velo trasparente ma ostinato, che si posa ovunque e impedisce ai colori di brillare a dovere.
Qui si vede tutta Cefalù, eppure si è in un mondo a parte, ovattato, lontano dal chiasso della vita paesana, dall'allegria dei bagnanti d'estate. Guardiamo Cefalù con necessario distacco, lo immaginiamo e lo facciamo più nostro di quello che è. Lo desideriamo, forse, ma non lo viviamo che con superbo e incantato distacco.

Cefalù, vista dalle Madonie

Una luce generosa - quella del tardo pomeriggio - posa un rosa romantico sulla rocca e sulle case del centro storico. Accentua il verde delle Madonie. Sfuma il mare e lo rende di un delicato colore pastello.
Per un attimo non si desidera altro che questo panorama. Sospeso. 
Poi il cuore riprende a battere. Il desiderio di vita a scorrere. E la strada Cefalù - Gibilmanna, con la sua anima elitaria, ma generosa, ci riporta in paese.




martedì 11 marzo 2014

Cigni e riflessi del lago di Bracciano


Pochi chilometri da Roma. Un lago di origine vulcanica tra le dolci colline laziali. Ufficialmente Parco Regionale dal 1999. Tre graziosi paesini che si affacciano sulle sue sponde: Bracciano, Trevignano e  Anguillara Sabazia. 

Lago di Bracciano visto dal castello Orsini-Odescalchi








Visitare il castello Orsini - Odescalchi.
Godere della vista spaziosa, sul lago e sui monti Sabatini, dalle sue torri.
Passeggiare per le curate vie del centro storico. Curiosare tra le bancarelle di un mercatino di artigianato.






Lago di Bracciano presso il paese di Anguillara Sabazia
Poi Anguillara Sabazia. Con il suo lungolago così piacevole e il centro storico tutto in salita, sviluppato soltanto verticalmente, quasi che le abitazioni non volessero distaccarsi dal lago e siano state costruite in maniera tale che nessuna fosse privata della vista dell'acqua.




Porgere un pezzetto di pane ai cigni che nuotano, abitanti sovrani del lago. 
Arrivano e poi spariscono. Ci danno la misura della grandezza del lago. Per noi è immenso. Per loro evidentemente no.
Lo conoscono tutto. Ce lo insegnano. Le scie che lasciano nuotando ci indicano la direzione. Quella verso i posti segreti e più belli. Quelli che non sono destinati ai nostri occhi.


Tutto questo può bastare. 
Per sfuggire al chiasso della città. Perché almeno una domenica di primavera sia effettivamente tale. Per sentire i battiti del cuore decelerare e farsi più pacati e profondi.

Potrei stare ore a guardarlo. Il lago di Bracciano. Con tempo bello e con quello brutto. Con i suoi cigni e con le sue acque calme. La sua anima. Che altra sensazione può essere, se non la serenità, che proviene da una luce soffusa, appena filtrata dalle nuvole, che rende argentina l'uniforme superficie dell'acqua? Due puntini bianchi delle barche che si sono avventurate fuori con il tempo incerto. Acqua, terra e cielo un tutt'uno. Squarciato di bianco. La solitudine dei riflessi in questo specchio di luce.


E ancora i cigni.
Ora sostano. Immobili e impassibili anche loro, nella calma del lago. Ne sembrano ornamenti. Le piume soffici, bianche, trasparenti alla luce del sole che cala. In attesa.



E finalmente viene il tramonto. La luce vince le nubi e dipinge d'arancio la superficie del lago.
Un cigno si impenna. Rompe la calma e l'uniformità dell'acqua. Saluta il giorno. Sa che è l'ultimo momento per farlo. Prima di riposare tutta la notte in attesa dall'alba. Non può stare più fermo, ora. Agita le ali, per asciugarle, all'ultimo sole. L'ultima occasione. 



Poi la luce affievolisce. Per gli uccelli è ora di volare via, verso i loro ripari.
ll cigno si rassegna beatamente alla quiete. Diventa un tutt'uno col lago. Dello stesso colore. Con lo stesso moto. Parte di esso e non più creatura a se stante. 
Il lago offre riposo. Diventa immenso.
E la notte non fa più paura.










domenica 15 dicembre 2013

Autunno a Cefalù



Autunno. 
Cefalù si fa più umida e silenziosa. Più vera.
Se ne sono andati il clamore di agosto, i colori accesi, lo stordimento dei sensi. Settembre porta calma nell'animo, ragionamento. Porta le prime piogge, il vento fresco, e una luce che è meno generosa, meno sfrontata di quella estiva, ma più preziosa ed elegante. La stiamo a guardare, questa luce ancora calda, la godiamo di più perché sta cambiando e sappiamo che presto verrà l'inverno.
In questa stagione l'anima di Cefalù, un'anima di mare e di luce, torna in tutto il suo splendore, non più soffocata dalla calura estiva, non più mormorata tra gli schiamazzi dei bagnanti.
Il tempo si spezza, le giornate sono più corte, le mareggiare più frequenti. Il vento porta nuvole imponenti, a ricamare il cielo sopra il paese.
E, all'improvviso, piove. Una pioggia tanto evocata per dar tregua al caldo di agosto. Una pioggia sollievo per la natura e per l'uomo. E questa prima pioggia lava via la frenesia estiva. Ci si rilassa. Ci si siede ad aspettare. Perché passa. Passa in breve, a dire la verità. Ma ti modifica dentro. Non hai più voglia di tuffi, di sole, di momenti leggeri e scanzonati, di uscire e uscire ancora. Hai voglia proprio di quello che c'è in questo momento: pace, serenità.

E luce. Una luce quasi irreale. Pulita.
Che monda la sabbia, disegna meglio i contorni delle case, illumina il cielo. Fa sembrare tutto più ampio.
Una luce essenziale, che nell'essenzialità fa vedere meglio le cose. E illumina l'orizzonte sgombro, non più tremolante sotto la calura estiva, permettendo di spaziare con lo sguardo fino a Capo Gallo, fino alle Eolie, nei giorni migliori.

E, questa stessa luce, se rimaniamo a guardarla, si trasforma in un tramonto che tinge il cielo di colori pastello dal giallo all'arancio, al rosso al lilla, al viola, al blu e al grigio. Un dipinto riflesso nel mare su cui ondeggiano, placide, le ultime barche dei villeggianti.
Delle "interminabili e sontuose agonie dei tramonti autunnali", ci parla anche Angelo Culotta in "Il paese di dentro": 
"Sfoggiavano la loro impareggiabile maestria pittorica, usando una tavolozza di raffinate tinte, stese a piene mani sulla fascia di mare fino all'orizzonte, sul cielo denso di nuvole barocche, sulla massa imponente della rocca e sul chiaro-scuro dell'abitato sottostante" (p.21).



Comunque non sono rare, in autunno, anche le giornate prettamente calde e soleggiate. Dopotutto siamo in Sicilia e qui l'autunno è generoso. C'è chi fa il bagno fino a novembre, anche se l'acqua è ormai fresca, per un "arrivederci" al mare tra schiuma, vento e il corpo, leggero, abbandonato all'acqua ancora una volta. C'è chi passeggia sul lungomare sbracciato, con i piedi nella sabbia ancora calda.
Ma non è lo stesso mare e non è lo stesso caldo. Tutto è ritemprato dall'autunno. Dal ragionamento.
Appena ci si affaccia sul lungomare, uscendo dal paese, la luce autunnale ci investe e il vento ci accoglie. E ci si sente sereni e appagati, niente ci spaventa. 
Si respira con le narici aperte, a pieni polmoni, i battiti del cuore rallentano e si vorrebbe che questa sensazione di equilibrio tra corpo e anima, questo benessere, durasse per sempre. Che fosse sempre autunno. Perché l'autunno in Sicilia è sul serio un capolavoro di equilibrio. Con l'aria fresca ma non fredda, con la pioggia forte ma non duratura, con il sole caldo ma non bollente, con il vento intenso ma non fastidioso, con il mare agitato ma non in burrasca, con la luce accesa ma non abbagliante.

Ed è tempo di capùna (in italiano: caponi).
Quando questo pesce si inizia ad avvistare nel mare di Cefalù, è segno dell'arrivo dell'autunno. Infatti i pesci, di forma allungata, dalla livrea grigia con riflessi blu e il ventre giallo, in questa stagione si avvicinano alle coste per la deposizione delle uova.
Ecco allora apparire le rosse reti dei pescatori che preparano alla marina le barche per la pesca. I caponi si vanno a rifugiare sotto i sugheri di cui viene cosparsa l'acqua e rimangono intrappolati nelle reti, assecondando l'antica tecnica di pesca che si chiama "caluoma". Successivamente, per i vicoli si sentirà "vanniare" i pescivendoli, vantando la freschezza del pesce per richiamare le massaie e incoraggiarle all'acquisto. 
Ma oltre alla pesca, non possiamo dimenticare che l'autunno è tempo di vino novello e olive da cogliere per fare l'olio nuovo o da mangiare schiacciate o da conservare in salamoia. Ed è tempo di mosto in cui intingere gli sfinci (dolci fritti in olio e cosparsi di zucchero).

Anche il cielo serale, in autunno diviene più cristallino. Le nuvole squarciano il blu elettrico del cielo, rendendolo meno finto, meno invitante alla notte, ma più intimo e sincero.
Dell'estate restano soltanto le cose vere: quello che inizia in estate e continua a settembre ha il sapore delle cose che dovevano essere temporenee e diventano definitive, che resistono passato l'abbaglio della luce estiva. La vacanza diventa ricordo. Cefalù resta.

Camminate, in autunno. Ritrovate la pace di Cefalù, respiratene l'anima a pieni polmoni: il suo mare che diventa pescoso, ampio, la pulizia del suo cielo, la luce scomposta in così tanti colori.
Respirate la verità delle cose.
Presto sarà inverno...