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martedì 11 giugno 2019

Tra Alpi e torrenti: le meraviglie del Lago di Jasna


Torno a raccontarvi le bellezze della Slovenia, perla verdissima e meta turistica molto comoda dall'Italia. Oggi desidero condurvi leggermente fuori dal circuito turistico più conosciuto a livello internazionale: appena sopra il Parco Nazionale del Tricorno, nella regione dell'Alta Carniola. Precisamente nel meraviglioso lago alpino di Jasna, frequentato principalmente da un turismo nazionale sloveno, ma non per questo meno suggestivo dei laghi più noti per cui la Slovenia è conosciuta. Siamo nella parte nord - ovest del Paese, proprio al confine con l'Italia e con l'Austria. 
Ci troviamo di fronte alla maestosità delle Alpi.
Kranjska Gora.
Vicino la graziosa cittadina di Kranjska Gora, elegante comune in tipico stile montano. Qui le case assomigliano di più a baite, con i tetti spioventi in legno, ideati per evitare l'accumulo di neve che, in questa regione, cade fino alla primavera inoltrata. La cittadina è famosa per il casinò Korona e per le sue stazioni sciistiche che attirano un turismo benestante e rilassato. La vita si concentra attorno alla chiesetta, dove una sola strada principale riunisce la maggior parte dei bar, ristoranti, negozietti di souvenir. E' d'obbligo una sosta in uno dei forni per assaggiare specialità che già fanno parte della tradizione culinaria austriaca: come il Brezel o lo Strudel. Così come sedersi in uno dei bar e ricaricarsi al sole, respirando l'aria genuina di montagna e godendo lo scorrere della vita, mentre si ammira un panorama d'abeti e di montagne ancora innevate che aprono l'immaginazione, preparando la mente ai paesaggi suggestivi che circondano la cittadina. Dopo una sosta così, lo spiritò sarà già disteso e il buonumore pronto a guidarvi alla scoperta del territorio.

Prato fiorito con dietro le Alpi innevate
Irresistibili sono i primi cenni di una primavera  che regala colori accesi alle montagne e distese di fiori ai prati. E' curioso notare la differenza rispetto alle Alpi, sullo sfondo, che - ancora innevate - sembrano mantenere un dignitoso distacco dall'arrivo della bella stagione che ingentilisce tutto, ma non tange la loro maestosità. Il contrasto tra il bianco della neve tra cui spicca la forza della materia rocciosa e i delicati fiori sul prato, che invitano alla leggerezza della distensione tipica della primavera, crea un paesaggio vivo di emozioni.
Ma non possiamo fermarci qui a lungo: il lago di Jasna ci aspetta! E' proprio nelle vicinanze, dopo le prime curve della strada per il valico di Vrsic. Eccolo che appare in tutta la sua meraviglia, tanto che facilmente gli perdoniamo d'essere un lago artificiale (anzi più correttamente si tratta di due piccoli laghi ricavati dalle acque dei torrenti Velika e Mala Pisnica).

Lago Jasna.

Colpisce immediatamente la bellezza del luogo, a cui non manca veramente nulla. Le acque color smeraldo risaltano ancor più grazie alla ghiaia bianca di cui è formata "la spiaggia" del lungolago, che pare così incastonato come una pietra preziosa nella sua montatura. Ma è lo scenario intorno a colpire maggiormente, con le montagne ricoperte dai boschi e le Alpi innevate a capo di tutto. Il verde e il bianco qui sono i colori che spiccano e ci richiamano alla natura. L'aria fresca e genuina di montagna invita all'esplorazione. Non mancano, tra l'altro, passerelle in legno e guardiole su cui salire per poter ammirare il lago dall'alto. E' come tuffarsi anche noi nel riflesso del panorama in queste acque stupende, che ci rimandano - fedeli - il contorno che le circonda. 
Fioritura primaverile.
E' un dipinto d'acqua e di colore, dove non può certo mancare il tocco di lilla della primavera, che ci regala una fioritura di montagna adagiata giusto sulle sponde del lago. Dei fiori forti e delicati al tempo stesso, messi lì dalla natura per ricordarci la perfezione.

Casetta sul lago di Jasna.
Così come una casetta costruita - chissà da chi e chissà perché - con tronchi e cortecce, adagiata sull'acqua tanto trasparente che pare galleggiare, ci ricorda - invece - l'imperfezione di un gioco d'infanzia o forse solo le favole antiche di boschi e di gnomi.
Gnomo di legno.
Come quello scolpito dal legno, seduto su una panca all'interno di una metaforica finestra, anch'essa scolpita in legno, che incornicia il lago, orgoglio di Kranjska Gora. Come non fermarsi, anche noi seduti su questa panca, e scattare una fotografia insieme allo gnomo? 
Giocando con il paesaggio mozzafiato che ci circonda e avvolge perfino i nostri pensieri bambini, in un'atmosfera allegra e leggera.
Ci si rilassa al lago di Jasna, lontano dallo stress delle città e dalla velocità della vita moderna. Si può fare sport, passeggiare, si può nuotare nel lago d'estate o affittare canoe per navigarlo. E' possibile pescare in maniera regolamentata. Prendere il sole. O gustarsi un buon caffè o una torta ai saporitissimi frutti di bosco al bar proprio sul lago, che affitta anche biciclette.

Prima di cedere alla tentazione di sederci sulle sponde del lago o sui prati intorno e restare così: in una contemplazione benefica e in un dolce oblio del resto del mondo, guardiamoci intorno, scoprendo il perimetro del lago ed esplorando il torrente retrostante. Qui si apre un bel panorama tipico della montagna, con l'acqua che scorre, allegra e chiarissima, su un letto fatto di sassi bianchi e levigati. Un paesaggio che invita a camminare e ad immaginare; a superare il fiume e nasconderci nell'ombra del bosco. O a fare lunghe passeggiate al sole; a bagnarsi con l'acqua fresca del torrente; a raccogliere i ciottoli per poi lanciarli di nuovo nell'acqua. Che invita a pensare ma in maniera lieve, perdendosi nella perfezione della natura che ci accoglie, in un'ampiezza tutta da esplorare.

Torrente nei pressi del lago di Jasna.
Torrente.

Tornando al lago, d'obbligo è una sosta alla statua dello Zlatorog: il camoscio bianco dalle corna d'oro, partorito direttamente da una leggenda slovena che lo vuole guardiano di un tesoro nascosto sui monti. E forse è realmente così. Questo camoscio posto qui, in posizione strategica, sembra abbracciare il punto migliore per godere del panorama del lago e idealmente difendere tutto il territorio. Capo guardiano, con le sue maestose corna, di un tesoro che è anche l'anima di questo luogo: fatto di boschi, di aria, di vento, di acqua, di montagna, di roccia, di neve e di natura sovrana. Una ricchezza immateriale tratteggiata di verde smeraldo, di verde bosco, di bianco e di blu del cielo. Un'anima di pace e di verità.

Statua dello Zlatorog.

Un paesaggio meraviglioso e forte su cui vegliare, custodendone segreti e racconti di natura  di una montagna dura quanto accogliente, con le sue Alpi e i torrenti e la gemma che è il lago di Jasna. Trascorrete qui del tempo, che sia una giornata soltanto e un periodo di soggiorno più lungo. Questo luogo è fatto per rinvigorire e rigenerare, per darvi energia nel corpo e rilassamento nella mente. E' fatto per abituarsi alla meraviglia. 





venerdì 12 ottobre 2018

Nel cuore delle Madonie: la fruibilità di Piano Zucchi


Nell'entroterra siciliano, nel comune di Isnello, a mille metri sul livello del mare e a 35 km da Cefalù, abita un luogo incantevole, vestito di prati e di faggi, pini, querce, abeti, sambuchi e lecci. Siamo a Piano Zucchi, cuore vivo del Parco delle Madonie. Un pianoro circondato dalle montagne, a cui si arriva dopo che la strada si inerpica con tornanti sempre più incalzanti, tra boschi e odori di resine e muschi e umido fresco. Un mondo intimo, vero, in cui ci si addentra quasi magicamente, abbandonati il clamore costiero, l'afa, il brusio dei bagnanti di una domenica di fine estate. Ogni curva di questa strada, è un metro in più dentro la verità delle montagne. Il refrigerio di un'aria genuina, respirabile, segna il passaggio tra i due mondi. E la luce. Lasciata alla costa quella accecante, fatta di raggi riflessi e moltiplicati dal mare, qui la luce è tutta diversa. Divisa dal bosco che la assorbe per primo e ce la restituisce, parsimonioso e saggio, in morbidi raggi  che lo attraversano. Una luce filtrata dagli alberi, rilassata, arresa all'ombra refrigerante dei boschi. 
E così, continuando a salire, il panorama muta e da collinare si fa sempre più montano e netto. Con il carattere preciso e un po' duro delle montagne. Non è raro trovare animali che pascolano ai bordi della strada: mucche, cavalli, pecore. Boschi e roccia. Aria pura e profumata di natura. Un crescendo, fino ad arrivare al Piano, tregua dopo tanto salire. Pausa per la nostra anima e riposo per il guidatore. Luogo dentro il luogo, fatto appositamente da Madre Natura per permetterci di sostare e, nell'attesa di ripartire, interiorizzare la maestosità di queste montagne. Viverle.

Piano Zucchi.

La piccola piana è accogliente. Fruibile. Protetta dalle montagne circostanti come uno scrigno che racchiude prezioso tesoro. Noi vi siamo dentro. 
C’è un bel prato erboso a fine estate, qui. E’ esattamente il prato dove correre felici della nostra infanzia. Rimanda immediatamente l’immaginario alle giornate spensierate, senza fine, alle corse con il vento tra i capelli e una risata genuina nata su bocca sincera. In altri tempi e in altri luoghi. Non importa più. L’entusiamo ci invade anche adesso. Per questo spazio tutto nostro. Libero. Ampio, ma limitato. Fatto a nostra misura da natura generosa. Creatore di fantasie d’infanzia e di adulto benessere. Quanta perfezione in un prato erboso, circondato dal bosco! Essere qui è farne parte. Del prato, delle Madonie, della natura tutta. L’armonia che sentiamo crescere dentro è la sua. Ci invade, ci rasserena, ci corteggia. Invita alla pace. Ma non certo alla staticità. Ed è così, con il cuore tranquillo e un entusiasmo sincero, che esploriamo questo luogo incantevole. Il sottobosco intorno alla piana è curato. Giochiamo tra i tronchi degli alberi, allegri, osserviamo il prato da lì, spettatori di una magia che già accade nella nostra mente. Ritrovo di lupi, di fate o di streghe. Questo prato. Teatro di favole antiche; la radura tra il bosco è piazza di creature magiche, di segreti e incantesimi. Rivivono ora, esattamente mentre le immaginiamo. Animano il bel prato di Piano Zucchi, che diventa in un attimo, e per un solo lunghissimo momento, quello di antiche leggende ammalianti. 

Funghi sul prato della piana.
Non è più propriamente estate, qui. In montagna. Ma non è ancora autunno, secondo il tempo astronomico.
Il passaggio tra le due stagioni è evidente sotto i nostri occhi. Calpestiamo una terra dove le prime piogge sono state ostetriche di funghi di ogni tipo, che tingono l’ambiente dei colori d’autunno. Arancione, rosso, marrone. Creature spugnose, spuntate orgogliosamente tra l’erba verde e le foglie già secche. In una eterna lotta tra la vita e la morte. In una composizione perfetta, creata dalla natura. Con foglie e ricami di terra soltanto.
Orchidea selvatica.
E poi un’orchidea selvatica, improvvisa, attaccata tenacemente all’estate. Che ricorda, con delicata e spontanea bellezza, che invece in autunno ancora non siamo. Accanto, una pianta invidiosa vorrebbe imitarne la forma, ma non ha grazia e colore.
Ci emoziona la scoperta, metro dopo metro, di così tanta vita nel terreno. La terra fertile ci regala i suoi prodotti. Con stupore fanciullesco e animo lieve li scoviamo tra foglie e fili d'erba. Sono i fiori delicati di una favola bella. Sono i funghi attraenti e traditori: case di gnomi, cerchi di streghe, veleno e magia di un bruco che fuma.

Funghi.
Funghi.

L’anima di questo luogo è la genuinità di un prato di montagna, di una semplice perfetta bellezza. E' la tranquillità di un luogo fuori dal mondo che corre e dal tempo comune. Dove il passaggio delle stagioni non è così scontato e doloroso; dove sembra possibile vivere per sempre. La sua anima è protezione, intimità, benessere. Familiarità. E’ anima fatta di prato, di aria, di leggerezza, del profilo delle montagne che lo racchiudono. Di odori di natura purissima, di un ruscello che scorre lontano. Di chiaroscuri di luce, disegnati sul prato da rami di alberi mossi dal vento. Della fruibilità di un luogo, umanamente accessibile, vivibile nel pieno dei sensi. Di storie inventate o reali, racconti su prato verdissimo.

Nebbia a Piano Zucchi.


Ad un certo punto del giorno, sale la nebbia, qui. Improvvisa e leggera, copre gli abeti come scialle di seta. Nasconde, la nebbia. Eppure rivela. Permette di concentrarci solo su quello che è vicino a noi. Non esiste più lo spazio circostante. Solo noi e la sagoma, essenziale, delle cose che ci sono più prossime. Ci permette di conoscerne la forma pura, mondata dai colori, dalle proporzioni. Di conoscere meglio noi stessi. Tutto il resto non esiste più. Se lo pensiamo, lo possiamo inventare come vogliamo. Permette di inventarci il mondo, la nebbia. Apre alle possibilità. 
Affascinante ed elegante, così come viene, altrettanto velocemente poi si dipana. E ci lascia  al respiro del mondo reale, che ora guardiamo con occhi nuovi.


E anche quando, qui, a Piano Zucchi, vi coglierà un temporale improvviso, estivo, non avrete alcun timore né fretta. Al riparo dentro la macchina, l’anima si distende totalmente, ascolta la pioggia, sottile tra gli abeti, e la magia diventa privilegio che si rivela a noi soltanto. Noi che questo luogo lo viviamo anche con la pioggia, quando sono andate via anche le guardie forestali più fedeli. Ora è totalmente nostro, con tutti i suoi segreti di bosco. Rivelato. Nostro rifugio per l’anima. Rimarrà qualcosa di noi qui, in eterno…




giovedì 15 dicembre 2016

L'esperienza del Parco di Veio: itinerario Mola di Formello


Mucche pascolano in libertà lungo il torrente Crèmera

Quante volte a Roma, nei pressi della via Cassia o della via Flaminia, vi sarete imbattuti anche voi, come me, nel cartello indicante il Parco di Veio. Fatto da quei due simboli: la statua in terracotta del dio Apollo e il riccio, a promessa di un luogo ricco di storia e natura. Un cartello tanto presente eppure labile: il parco pare stare ovunque e da nessuna parte al tempo stesso. Già. Perché non aspettatevi cancelli, recinzioni, entrate o precise indicazioni di dove inizi e dove finisca. Più che altro è un territorio. E come tale vi circonda. Con i suoi quasi 15.000 ettari, attraversa ben nove comuni: Formello, Campagnano, Castelnuovo di Porto, Magliano, Mazzano, Morlupo, Riano, Sacrofano e la stessa Roma. E qui dovete cercarlo, andando alla scoperta del parco attraverso i sentieri di terra che attraversano i boschi, i prati, lambendo torrenti e passando per i campi che spesso non hanno neppure nome, non regolati dall'uomo ma dalla natura soltanto. Si visita così, il Parco di Veio. Senza cercare qualcosa di specifico, apprezzando la natura che vi si presenta camminando, scoprendo gli angoli che più vi piacciono. Inventandovi il vostro percorso, il vostro Parco. Oppure sentendolo ovunque. In quei paesi che del parco fanno parte, dove la gente stessa è il parco. Lo vedi da quel modo di vivere lento, tranquillo, che non prescinde dal contatto con la natura. Lo vedi dalla cordialità, dal sorriso, dall'amore per gli animali.

Ma veniamo a noi. Un primo approccio valido al Parco di Veio, per chi non c'è mai stato, a mio avviso può essere l'itinerario per la Mola di Formello. Molto completo perché offre una varietà di ambienti che rappresentano il territorio. Ovviamente anche qui non aspettatevi cartelli segnaletici o sentieri precisi e tracciati. Si gioca d'istinto. Dal paese prendete la strada che porta al santuario di Santa Maria del Sorbo, e fermatevi prima: ai lati dei pascoli, dove c'è uno spiazzo e vedete le macchine parcheggiate. E da qui iniziate la vostra avventura con la mente aperta. Scendete la valle sottostante ed esplorate con sete di conoscenza. Molte sorprese vi aspettano.  

La prima è un ambiente naturale subito assoluto. Verrete accolti da prati circondati da boschi. Un buon umore crescente sarà compagno del vostro distacco dal mondo civile. Una camminata energica ne sarà conseguenza.
La seconda sorpresa è il rumore dell'acqua. Che rasserena. Che placa l'anima inquieta e regala una ritrovata serenità. Seguitelo, questo suono. Fino a che non ne scoprirete l'origine: il torrente Crèmera. Scorre leggero, non pretenzioso. Discretamente protetto dai boschi autunnali che accendono i riflessi dell'acqua di arancio e di rosso. Le sponde umide. Fatte di prato e ricami di foglie cadute. Tappeto con cui la natura copre la nuda terra, adornando le sponde. Trasformandolo in luogo di fiaba. 
Ed ecco che un altro suono cattura la vostra attenzione. E' il bestiame che si materializza all'improvviso da dietro il bosco. Le mucche scendono per bere al torrente. Pascolano in libertà. Com'era una volta. Come oggi solo le più fortunate di loro possono fare. E già si individua l'anima di questo luogo: un'anima antica. Fatta di verità, di semplicità, di misura. Delle cose com'erano un tempo. Delle cose buone, naturali, che possono continuare anche oggi, sapendole riconoscere, valorizzare e preservare. Un'anima assolutamente bucolica. Di pascoli, prati e animali in libertà. Delicata e rilassante. Fruibile. Quanto è facile qui correre sui prati, spensierati, dimenticando tutto il resto del mondo!
 
Torrente Crèmera
 
Nel torrente si riflette una nuvola. La sensazione è d'avere a disposizione tutta l'ampiezza del cielo, otre quella del prato. Spazia la vista. Si apre il respiro dell'anima.
Viene spontaneo seguire il corso dell'acqua. E poi seguire il giorno. Così come la vita. Partecipare allo scorrere di tutte le cose.
E così, semplicemente vivendo, si arriva agli alberi grandi, quasi alla fine del giorno, quando il sole è tutto dietro di loro e l'ombra si allunga come un gigante sul prato bagnato. Ma c'è ancora da godere di questo luogo ampio e ameno.
 

E così, attraversato il fiume e passata la fila degli alberi, l'ultima scoperta è la cascata in cui si getta il torrente. Proprio una sorpresa non è, se vi ricordate siamo giusto lungo l'itinerario per la Mola di Formello, sicchè quando sentirete il rumore dell'acqua farsi più forte, imporsi all'udito più del delicato torrente che ci ha accompagnato finora, saprete di essere arrivati alla fine. Dell'acqua. Dell'itinerario. Del giorno. Poco importa. Tutte le cose che scorrono, per natura sono destinate a finire. E qui la fine è maestosa. L'acqua si getta nel vuoto, avvolgendo la roccia su cui cade, potente, per poi raccogliersi nel laghetto sottostante. Tutt'intorno boschi incantevoli, muschi e felci. Scenario da favola antica.

Mola di Formello
 
Tornando, il vento ormai freddo di una giornata d'autunno inoltrato taglia il viso. Ma rigenera e fa sentire vivi. Vicini alla verità delle cose che contano. 
E quando tutto pare sia già stato vissuto, compare all'improvviso, come un'ultima sorpresa che ci regala questo luogo, una donna su un cavallo nero. Galoppa con i capelli sciolti, incontro al vento, incontro alla cascata, incontro al tramonto. E' parte stessa del luogo. E' la personificazione della natura del parco di Veio. Ed è felice. Non possiamo che immaginarla così. 
Impossibile non desiderare di essere lei e di vivere esattamente questo istante della sua vita.





giovedì 8 gennaio 2015

Un tuffo nelle acque del Krka

  
Inizio il nuovo anno con un post dedicato a un luogo che ho particolarmente a cuore. E, naturalmente, inizio dall'acqua. Chi mi segue avrà capito da tempo che è il mio elemento dell'anima. Dunque stavolta vi porto in Croazia, in Dalmazia per la precisione, alla scoperta di uno dei parchi nazionali naturali del paese: il parco del Krka, dove l'acqua regna sovrana e dominatrice su tutto.
 
Si arriva in macchina fino a Skradin, piccola ma curata località a ridosso del parco. L'ambientazione, già qui, è pittoresca. Fitti boschi si affacciano sulle rive del fiume. Piacevolissimo è sostare sulla riva, senza fretta, permettendosi il lusso di perdere la cognizione del tempo. Mentre ci si lascia cullare dal rumore della corrente. Mentre arriva l'odore di acqua e di boschi. E già ci si rilassa. E si sogna.
 
 Ma il meglio deve ancora venire. Per entrare nel Parco vero e proprio occorre pagare un biglietto e salire su una delle imbarcazioni che fanno avanti indietro tra Skradin e le cascate.
La navigazione sulle acque del fiume è lenta e piacevole. Dura circa una ventina di minuti e permette di addentrarsi nelle anse del fiume e scoprirne scorci caratteristici e fauna e flora che vi si nasconde.
Il battello vi lascerà poi a poca distanza dalle meravigliose cascate del Krka, pronti al percorso che vi sorprenderà per la fitta vegetazione dal sapore tropicale che troverete. Rivoli e cascatelle scorrono in un fitto sottobosco, fatto di liane, arzigogolate radici di alberi e grandi foglie nutrite dalle acque generose del fiume. 
 
Lungo il percorso sarà piacevole anche visitare uno dei vecchi mulini ad acqua addetti, un tempo, alla macinazione del grano.
E' veramente incredibile come anche le costruzioni umane, qui come in quasi tutta la Croazia, siano perfettamente inserite nel contesto naturale. Lo arricchiscono senza deturparlo, diventando complementari allo stesso paesaggio fatto di boschi, di acqua, di pietra.
Sembra di essere in un mondo immaginario, nato dalla fantasia di una favola bella. 
Ma è inutile negare che la parte principale del parco, quella che lascia davvero senza fiato, debba ancora venire.

Camminando tra la vegetazione, infatti, arriverete presto al cuore del parco: la lunga catena di salti che fa il fiume, scorrendo rapido nella verdissima valle. Le mille sfumature dell'acqua, dall'azzurro al turchese, sono uno spettacolo per gli occhi. Ma quello che colpisce di più è la forza dell'acqua che, rapida, trascina via tutto e continua a scorrere per chilometri e sembra non finire mai. L'anima del luogo è la sua. Irriverente. Meravigliosa. Con una forza attrattiva spaventosa.
 


In un tratto solamente è consentita la balneazione. A ridosso di una delle cascate meno dirompenti, ma ugualmente affascinanti. Qui, sebbene l'affollamento di bagnanti sia notevole, fare un tuffo è un'esperienza assolutamente da fare. E' il bagno in un luogo per privilegiati. Nuotare qui, a ridosso di una cascata il cui suono vi accompagnerà come una costante melodia, tra la vegetazione acquatica e le rive alberate, fino al tardo pomeriggio, vi farà sentire lontanissimi dal mondo reale. Immersi in un mondo tutto vostro. Fatto di acqua. Di anima. In un Eden terreno, tanto desiderato. In cui siete creature d'acqua e di vento. Ninfe di fiume o sirene. Non importa. Vivrete comunque la loro vita irreale. Nella vostra mente perderanno confine palazzi e cemento, per essere sostituiti da una normalità fatta di questo: di acqua, di aria, di sole. Sarete questo. E sentirete il vostro corpo leggero e i problemi inconsistenti.
Che meraviglioso sentire! Anche se per un pomeriggio soltanto. 
Che bella finzione! Credere di vivere qui per sempre. Di essere, anche voi, creature di questo luogo.
 
Ma state attenti a non farvi trasportare troppo. C'è chi non si accontenta e rischia grosso. Guardate nella foto qui sotto. C'è qualcuno nel punto più pericoloso della cascata grande. 
 
  
Oltre a essere assolutamente vietato è molto pericoloso. Bisogna rispettare la natura, restare entro certi confini fisici. Se con la fantasia possiamo valicarli, con il corpo no. E allora "accontentiamoci" di guardare tutta la grandiosa bellezza di questa cascata, sentiamo l'acqua scendere impetuosa e continua, annusiamo l'aria carica di umidità, ma non pretendiamo di toccare il Krka ove non sia possibile. Non è necessario. Se ci sediamo con tranquillità pronti a recepire l'anima del luogo, se ne comprendiamo la forza e la meravigliosa potenza, anche restando al sicuro nel nostro angolino, anche nuotando solo nel punto consentito, percepiremo il Krka nella sua interezza.
 
 

sabato 24 maggio 2014

La sorpresa di Villa Gregoriana

Fiume Aniene
Acropoli romana di Tivoli

Se avete voglia di un tuffo tra storia e natura, proprio a due passi da Roma, non c'è luogo migliore che io possa consigliarvi che Villa Gregoriana, a Tivoli.
Si trova tra l'acropoli romana e la fossa dell'Aniene, ed è gestita dal FAI che se ne occupa dal 2002 e, dopo aver effettuato gli interventi necessari per il recupero del luogo che stava andando in rovina, l'ha riaperto al pubblico nel 2005. 
Si paga un biglietto d'entrata (6 euro per gli adulti) e devo ammettere che, non solo la bellezza del luogo li vale tutti, ma anche l'ottima gestione del parco giustifica il prezzo: è pulito, con percorsi agibili e ben segnalati che facilitano la visita, e ottima è la manutenzione. Non aspettatevi, però, niente che si avvicini neppure lontanamente all'idea che tutti noi abbiamo di "villa cittadina", perché qui non troverete aiuole fiorite, fontane, l'area giochi per i bimbi o i vialetti con la ghiaia. Villa Gregoriana è un luogo dove la natura regna sovrana. E' un ambiente selvaggio e il più possibile integro, soltanto reso visitabile dalla mano dell'uomo che gestisce ottimamente i sentieri. Si tratta, infatti, di scendere la fossa che segue il corso del fiume Aniene, e poi risalire fino ad arrivare dalla parte opposta, all'acropoli romana. Il tutto tra boschi di lecci ombrosi, vegetazione, caverne, suggestive cadute d'acqua e rivoli del fiume. Un percorso di una bellezza naturale evidente e incredibilmente intatto per trattarsi di un parco urbano. Proprio questo mi ha colpito immensamente, la prima volta che sono stata qui e mi ha lasciato di stucco per la sorpresa. Non avrei mai immaginato di trovarmi di fronte una valle ricoperta dalla natura, da poter visitare quasi interamente attraverso i percorsi che si avvicinano al fiume, ma senza interferire con l'ambiente. 

Ma, soprattutto, quello che non mi aspettavo sono le cascate di tale bellezza e potenza da essere state, anche queste, meta del Grand Tour, anche se risultano decisamente meno note di quelle delle Marmore.
Esse formano, in fondo alla valle, dei laghetti che si intravedono tra la fitta vegetazione, ai quali però non è consentito accedere, forse per la pericolosità del flusso d'acqua a loro ridosso. Il boato dell'acqua che cade, infatti, accompagna la visita di Villa Gregoriana e testimonia la forza di caduta del fiume. Un gorgoglio continuo, dove più dove meno forte, tiene compagnia durante tutta la passeggiata, con un suono costante e intrinseco nel luogo stesso. 
E, insieme all'acqua, arriva la sensazione di frescura e di benessere che ci fa camminare con piacere e affrontare anche la risalita della valle.


Cascata Grotta delle Sirene
Naturalmente la vegetazione è la prima beneficiaria dell'acqua e cresce rigogliosa, soprattutto intorno al fiume. 
Dove esso scorre, formando cascate dal flusso meno impetuoso, varie specie vegetali animano la riva del fiume oppure colonizzano direttamente piccole isole fertili nel mezzo.
Il verde qui ha una tonalità brillante, illuminato dal sole e dal riverbero dell'acqua, ed è il colore principale. Riposa gli occhi e la mente. E si unisce al colore della terra e alla spuma dell'acqua.
Siano alberi, felci, muschi, non importa. Sicuramente avrete ormai capito che non vi trovate in un posto qualsiasi. Che non siamo propriamente in un "villa" come la intende il senso comune in città, ma siamo in un meraviglioso parco naturale, anche abbastanza esteso, abitato da una vegetazione lussureggiante e selvaggia.



Ma non è ancora finita, perché anche per gli appassionati di geologia questo è il luogo giusto. Lungo il percorso, infatti, salteranno sicuramente all'occhio le straordinarie conformazioni geologiche delle concrezioni calcaree, nonché le vere e proprie grotte scavate dalla potenza del fiume nei secoli. Impossibile non notarle. Impossibile non rimanerne affascinati.

Grotta delle Sirene
Concrezioni calcaree


Così come, credo, sia impossibile rimanere indifferenti a tutta Villa Gregoriana in generale. Un luogo così carico di natura eppure tanto vicino a Roma e dentro a una città come Tivoli.
L'entrata è da una delle vie della cittadina. Dal cemento si passa alla natura più selvaggia. Improvvisamente. E allora sembra di essere stati catapultati in un altro luogo come per magia. Spariscono l'asfalto, i palazzi, il traffico. Appaiono il bosco, le cascate, le rocce. 
Di posti belli ne ho visti tanti, eppure Villa Gregoriana mi è rimasta impressa anche a distanza di tanti anni. Forse proprio perché inaspettata. Forse per il valore aggiunto che le dà la sorpresa che nasconde dietro il suo nome (anche se il FAI l'ha giustamente ribattezzata "Parco di Villa Gregoriana", dando già un indizio più esatto su quanto ci si possa aspettare di trovarvi).
Ad ogni modo, se vi state ancora chiedendo quale sia la sua anima, io rispondo: la sorpresa. La sorpresa di un mondo fatto d'acqua e di alberi, così nascosto eppure così a portata di mano. Che aspetta solo di essere trovato. Per suscitare meraviglia. Per stupire. 
E tanto bello da sembrare esser messo lì proprio per ognuno di noi. Perché varcata la soglia dell'entrata, ci si possa ritrovare tra le cascate. Pieni di gioia.




martedì 15 aprile 2014

Plitvice: vivere in simbiosi con l'acqua



Nel cuore della Croazia, a 140 Km da Zagabria, in una zona montuosa ricca di foreste, sorge uno dei più bei parchi nazionali croati, dal 1979 meritatamente presente nella lista dei patrimoni dell'umanità Unesco. Si tratta di Plitvice, un'area naturale di 33.000 ettari, coperta da boschi ricchi di fauna e flora, intervallati da 16 laghi carsici, uniti tra loro da un suggestivo gioco di cascate e torrentelli più o meno imponenti.
Il Parco naturale si visita seguendo un percorso che porta a scoprire sia i laghi inferiori, più piccoli e a misura d'uomo, sia i suggestivi laghi superiori, dagli ampi panorami mozzafiato e vigorose cascate. E' un'immersione totale nella natura, che lascia lontano, lontanissimo nella mente, il resto del mondo. Esiste solo l'acqua e il bosco. Il qui e ora.
Il lago più grande, Kozjakè, è attraversabile con un battello elettrico, incluso nel prezzo del biglietto d'entrata al parco, e porta da una sponda all'altra dopo una piacevole navigazione che passa proprio dal centro del lago. Questo è il punto di unione tra i piccoli e i grandi laghi e, prima di continuare la passeggiata alla scoperta delle meraviglie di Plitivice, consiglio a tutti di fermarsi nelle piccole spiaggette del lago. Vige il divieto di balneazione per salvaguardare le specie acquatiche, l'acqua inoltre è molto fredda, nondimeno l'esperienza di sostare qui è veramente affascinante. Un paradiso tropicale non ha nulla da invidiare a questo lago dalle acque cristalline, circondato dalle più fitte foreste dall'aria misteriosa.
E se si osserva bene, se si resta a guardare con curiosità e senza fretta, si noteranno i branchi di grossi pesci che si avvicinano moltissimo alla riva, senza paura. E bellissimi fiori dalle accese colorazioni, nascere tra le rocce a ridosso dell'acqua.


  
Un sentiero fa il giro del lago e permette di addentrarsi un po' anche nelle foreste.
E' luglio quando lo visito. Eppure il sottobosco è già ricoperto di foglie rosse autunnali. Un salto nel tempo, se considero che ho lasciato da poche ore la costa croata ricca di bagnanti, dove luglio è luglio. Ma qui il clima è montano, e luglio preannuncia l'autunno, tingendo con i colori più caldi il bosco che attornia i laghi. Di notte è un bosco popolato da orsi e cinghiali.

Dopo aver camminato con rilassatezza attorno ai piccoli laghi, i laghi grandi sono invece una sorpresa. Il cuore inizia a battere forte. Maestosi, ampi, dalla forza vigorosa dell'acqua. Qui si intuisce la piccolezza dell'uomo e la ragione della natura.
Eppure è esattamente qui che, l'uomo, cerca il contatto più diretto, la simbiosi, con l'acqua. 
La passeggiata prosegue su camminamenti in legno, in mezzo ai laghi, che ne seguono fedelmente l'andamento. E' come camminare sull'acqua. A filo d'acqua per chilometri e chilometri. E non c'è più separazione tra noi umani e la natura. Ne diventiamo parte. Siamo acqua. Siamo cascata. Siamo lago. Anche noi. Mai in nessun altro posto, come a Plitvice, quest'unione diventa possibile. Una comunione nata da un'idea semplice ma geniale, fatta di tavole di legno pazientemente messe una dietro l'altra, fino a formare una strada. Sull'acqua.




E i pesci! Quanti sono e come si avvicinano! Sanno di essere rispettati come abitanti importanti del parco. Si fidano. E l'acqua è così trasparente che lascia vederli in tutta la loro bellezza. Pare di toccarli. O di nuotare insieme a loro, tanto sono vicini.


A fine giornata conserverete nelle orecchie il suono dell'acqua. Dell'acqua che scorre. E sentirete il vostro corpo, stanco per la passeggiata, eppure fatto più leggero, più liquido anch'esso. I pensieri stessi saranno fluidi, scorreranno argenteii e leggeri come l'acqua del parco. Depurati dal rumore e dalla sporcizia del mondo. Purificati. Più veri e sinceri.
No, Plitvice è un luogo che non si dimentica. Un luogo dalla personalità e dall'anima forte. Un'anima che tornerà spesso, negli anni, a solleticare la vostra fantasia, a visitare i vostri sogni, fino a farvi sentire forte desiderio di tornare. Tornare ancora una volta a vivere in simbiosi con l'acqua. Tornare a Plitvice. Tornare a essere acqua.




mercoledì 12 febbraio 2014

Profumo di lavanda a Hvar


L'isola di Hvar è stata la prima. La prima tra le isole dalmate visitate. Il luogo che, per primo, mi ha fatto amare la Croazia. 
Occorreva scegliere un'isola. Soltanto una, tra tutte, affinché il tempo a disposizione fosse dedicato esclusivamente alla scoperta di una singola località. 
E' stata una scelta meditata e un po' sofferta. Hvar non era certo quella che più mi attraeva. A confronto con le altre, definite "selvagge" e "per gli amanti della natura" (quindi decisamente più adatte a me), questa veniva spesso descritta come l'isola della mondanità, del turismo di lusso, delle notti brave in discoteca. 
Eppure, la rivista Travelling l'aveva annoverata tra le dieci isole più belle al mondo, e svariati articoli la inquadravano sotto una luce interessante, dal punto di vista architettonico, meteorologico (l'isola con più giorni di sole all'anno) e perfino naturalistico. Ne veniva sottolineata la varietà e la completezza degli ambienti. E allora ho messo da parte la mia sfrenata voglia di natura selvaggia, per iniziare a conoscere la Dalmazia da quella che, se non la più bella, avevo intuito fosse la più interessante delle sue isole: Hvar.
E non ho sbagliato.

A tutti coloro che odiano confusione e discoteche dirò subito di stare tranquilli. 

La movida è concentrata esclusivamente nel capoluogo: la città di Hvar. Qui attraccano yacht di lusso, i locali chic sono aperti fino a tarda notte, il lungomare è animato e pieno di gioventù. Per chi si vuole divertire è l'ideale. Senza contare che la stessa cittadina è molto bella e merita senz'altro una visita. 


Tutto il resto dell'isola offre invece un turismo per famiglie e coppie, nella più assoluta tranquillità e, in alcuni casi, addirittura nell'isolamento.
Ecco perché Hvar è un'isola che accontenta tutti.

A me ha sorpreso già dall'attracco della nave, nel piccolo porto di Starigrad, dove ho superato definitivamente ogni titubanza. Lascio giudicare a voi dall'immagine. 
Boschi e mare.
Delizia per i miei occhi affamati di natura!
Che avreste pensato? Io sono rimasta a bocca aperta, pensando che fosse l'isola che non c'è. Altro che mondanità! Se già al porto quello che vedevo erano boschi e mare...

Infatti i sospetti si sono rivelati fondati: Hvar è, tanto quanto le altre isole dalmate, un'isola per gli amanti della natura e della tranquillità. Purtroppo però, spesso passa solo l'immagine di una piccola parte dell'isola, la città di Hvar appunto, famosa per la movida. Del resto dell'isola poco si parla, ma vi posso assicurare che merita assolutamente.

Io trovo che, idealmente, l'isola possa essere divisa in quattro diverse aree: Hvar città, di cui ho già abbondantemente parlato; il territorio di Starigrad, Vrboska e Jelsa, adatte a un turismo più tranquillo; Zavala, per il mare più incontaminato; e infine tutti i 47 km della stretta strada che congiunge Jelsa a Sucuraj, capo opposto dell'isola.
Ognuna di queste aree ha una atmosfera a se stante che merita di essere approfondita.

Starigrad è un graziosissimo paesino in stile dalmata, fatto di case in pietra che si sviluppano intorno al molo e ai canali dove sono ormeggiate le barche. Si trova in una valle, circondata da monti. E' un paese pulito e molto curato; è piacevole passeggiare e la sera si anima di bancarelle e locali dove è possibile gustare delle grigliate di carne o di pesce freschissimo. La gente è semplice e alla mano e rende rilassante soggiornare qui. Chi vuole potrà vestirsi elegantemente, ma nessuno vi guarderà male se di sera andrete ancora in giro con le infradito e un vestitino da mare. I ritmi sono lenti e le serate passano rilassate a passeggio tra le viuzze tutte pietra e il lungomare. Quattro chiacchiere, un pò di musica all'aperto, i programmi per la giornata che verrà...

Starigrad


Jelsa è molto simile a Starigrad, sia come architettura che come atmosfera. Leggermente più grande, offre anche un parco alberato dove riposarsi all'ombra nelle ore più calde. Nei suoi pressi troviamo delle "spiagge" leggermente organizzate, nel senso di piattaforme che consentono l'entrata in acqua, le docce, e la presenza di fondale sabbioso molto adatto ai bambini e raro in Croazia. Ci sono poi anche aree più selvagge, rocciose e circondate dalle colline verdi, in un panorama naturale pressoché intatto.
 
Jelsa






Mare nei pressi di Jelsa


Vrboska è una Venezia in miniatura. Deliziosa cittadina, sempre costruita con le case in pietra, è attraversata da canali e ponticelli che la rendono davvero pittoresca. Nei suoi pressi, belle pinete e mare roccioso e cristallino.

Vrboska

Mare nei pressi di Vrboska


Il mare più bello, però, si trova senz'altro dalla parte di Zavala, ancora un altro mondo rispetto alle zone dell'isola di cui vi ho parlato finora. Per arrivarci occorre passare un tunnel scavato nella roccia viva, con il senso unico alternato di marcia. E' incredibile la sensazione perché gallerie così non se ne vedono spesso, è proprio come passare sotto una lunga grotta, stretta, a contatto con la pietra viva. E, come per magia, usciti da lì vi troverete in un altro mondo. Qui la costa è alta e selvaggia. Ci sono delle contrade ma non più cittadine importanti. In compenso i paesaggi naturali sono d'impatto. L'acqua è azzurrissima e fa da contrasto con la roccia rossa, caratteristica di questa parte dell'isola.

Mare nei pressi di Zavala



E infine, veniamo a tutta quella lunga parte dell'isola di Hvar snobbata dal turismo internazionale e spesso anche nazionale.
Dopo Jelsa la strada si inerpica in montagna. Il paesaggio dapprima si apre permettendo di spaziare la vista sulle altre isole, dall'alto, e poi si chiude sulla montagna. Attraverserete una strada tutta interna, senza vedere il mare, tra i boschi fitti. Qui però si aprono profondissime vallate che conducono giù, a livello del mare, in minuscole contrade marine, in cui il tempo sembra essersi fermato. Prima di Sucuraj, mi sono fermata un pomeriggio in una di queste contrade fuori dal tempo. C'era un bar, un market e quattro (di numero) case in affitto. La gente che alloggia qui si conosce tutta e forma una piccola comunità di abitué, che passano l'estate nella più assoluta tranquillità della loro valle. In esclusiva. Tutto il resto a chilometri di distanza. Odore di pini e di ginepri. Acqua cristallina. Ristoro del corpo e dello spirito. 
Sucuraj è invece un piccolo paese, ancora più tranquillo rispetto a Starigrad, Vrboska e Jelsa, e non particolarmente interessante dal punto di vista architettonico, ma dove si mangia benissimo sia carne che pesce a prezzi ancora molto bassi. Fuori dal circuito turistico, è un luogo ancora attento ai rapporti umani e alla cucina artigianale.

Mare in una valle prima di Sucuraj


E, dunque, ecco i mondi di Hvar. 
Qual è dunque la sua anima, vi chiederete, se ha così tante sfaccettature e luoghi interessanti?
Vi rispondo pensando all'unico elemento che accomuna tutta l'isola, che siate a Hvar come a Sucuraj, che siate al mare o tra le montagne: la lavanda.
E' il fiore dell'isola. E l'isola ha il suo profumo. Cresce spontaneo o in coltivazioni. Ovunque. E viene venduto nei negozi e nelle bancarelle sotto forma di diversi prodotti: sacchetti ricamati profuma biancheria, olio profumato, saponette, bagnoschiuma. 
E' famosa nel mondo, la lavanda di Hvar. Profuma l'isola insieme all'odore dei pini. La sentirete mentre viaggerete in macchina con i finestrini aperti o mentre passeggerete per i paesi o farete il bagno al mare. Vi raggiungerà e vi parlerà dell'isola. Mentre le macchie viola della fioritura rallegreranno il paesaggio e gli occhi.

Fiori di lavanda


 

E, quando cala la sera, eccovi davanti Hvar nella sua interezza. Nelle sagome che sfumano nell'ultima luce del giorno, godete questa luce con la pace interiore che vi avrà regalato l'isola. Profumi, fiori, paesi, boschi.




Da sola, Hvar, riassume tutto il senso dello spot sulla Croazia che spopolava qualche anno fa: "Croazia: il Mediterraneo come era una volta". E' proprio così: mare cristallino, pulito, poco intaccato dalla presenza umana. Natura generosa. Gente semplice e genuina.
E' quello che noi abbiamo perso, con le eccessive concessioni delle spiagge, con la costruzione di ecomostri, con lo sfruttamento turistico, con la troppa pesca, ecc.ecc.
E da qui un'amara considerazione: chissà come sarebbe oggi questa splendida isola se fosse rimasta in mano agli italiani. Avremmo, ahimè, disboscato, costruito lidi e snaturato il luogo come spesso abbiamo fatto altrove?
Poi una speranza: che il popolo croato mantenga sempre questo spirito di conservazione del patrimonio naturalistico, che non ceda alle lusinghe di un turismo che strizza gli occhi a lidi, alberghi sul mare e villaggi turistici. 
Spero che rimangano fedeli alla loro moneta, la Kuna, che riflette tutto l'amore per la natura. Le 5 Kn hanno impresso l'orso,  le 2 Kn la faina, 1 Kn il pesce e nei centesimi ci sono i fiori. Finché sarà così...
Vi lascio infine con augurio: che di Hvar non si parli più solo per le sue notti di follia estiva, ma che si inizi a parlarne per le tante bellezze che la contraddistinguono.
Spero di aver iniziato io, con questo post, a farlo. Perché è davvero una bellissima isola che merita di essere conosciuta per molto più che la movida di una zona.