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venerdì 13 ottobre 2017

L'anima del deserto: Foce del fiume Belice e dune limitrofe


Non avevo idea di cosa fosse il "deserto", di cosa volesse dire camminare sollevando polvere di sabbia rovente e sentire crescere l'arsura in gola, finché non ho visitato la Riserva Naturale Foce del fiume Belice e dune limitrofe, in pieno agosto. Naturalmente è solo un sentore di "deserto", perché qui ci sono il mare, la vegetazione, la foce di un fiume - che tuttavia in agosto è completamente in secca -, eppure l'anima di questo luogo contiene in sé la durezza e contemporaneamente il fascino che, in maniera certamente amplificata, deve provare chi visita i più grandi deserti della Terra. E dopotutto è normale che sia così: siamo nella Sicilia sud - occidentale, poco sotto, separata solo dal mare, c'è la Tunisia. Il passo è breve. E richiama alla mente quello che doveva essere un tempo: quando le due Terre erano un'unica cosa, o quando, successivamente, la Sicilia meridionale doveva essere tutta così: fatta da dune di sabbia e coste desertiche lunghe chilometri. Prima che l'uomo costruisse, speculasse, modificasse la conformazione naturale delle coste. Oggi rimangono residui di ciò che fu, dove si è provveduto a fermare l'azione umana  tramite l'istituzione di Riserve Naturali protette. Riserva Foce del Belice e dune limitrofe è una di queste. Il luogo dove respirare la polvere di sabbia e vivere le atmosfere desertiche di una volta. Si estende per circa 4 chilometri tra Marinella di Selinunte e Porto Palo di Menfi, tra le provincie di Trapani e Agrigento. Ed è fatta di piccole dune, a loro volta fatte di sabbia color ambra, intervallate all'interno da pini marittimi ed eucalipti, e invece verso il mare colonizzate da arbusti e gigli. 

Pini marittimi cresciuti tra la sabbia.

Entrando nella riserva dalla parte di Marinella di Selinunte, purtroppo ci si accorge che il primo tratto è stato concesso alla gestione di alcuni lidi e club nautici. Incuranti del brusio dei bagnanti e dello scempio delle costruzioni umane, occorre seguire il sentiero fatto di sabbia, indicato con la dicitura: "le dune", alla ricerca della vera anima della Riserva. Percorso all'incirca un chilometro, finalmente si entra in contatto con lo spirito più vero del luogo. Il rumorosissimo "silenzio" della natura, fatto dal frinire delle cicale, dal vento tra le fronde degli eucalipti, dal mare che si avverte al di là della vegetazione, alla nostra destra. In estate il re degli odori è quello della resina dei pini, che ci arriva fresca e pungente, mentre camminiamo tra la sabbia, superando tronchi di albero e intravedendo il mare al di là.  

Tronchi di albero, dune e mare.
E' un paesaggio fatto di alberi cresciuti sulla sabbia, con le radici che traggono nutrimento dalla fertile terra al di sotto di essa. Di fronde ombreggianti di pini ed eucalipti che, in questo tratto di riserva, ancora ci assicurano una benevola ombra e una varietà di colori: il giallo della sabbia, il marrone dei tronchi, il verde delle fronde degli alberi. Al di là, anche il blu del mare che ci attrae.

Ma la vera anima del luogo, si respira una volta usciti allo scoperto. Ci aspetta oltre la vegetazione: dove essa termina, verso la spiaggia, per lasciare il posto a piccole ma estesissime dune di sabbia dorata. Qui crescono solo arbusti e gigli, aggrappati testardamente alla sabbia, sconvolti dal vento che modifica le dune stesse, esposti al sole cocente. Qui non c'è più riparo. Questa è l'anima desertica del luogo che ci sfida, che ci mette alla prova. Se vogliamo visitarla c'è un prezzo da pagare: camminare tra le dune sentendo cuocere la pelle e mancare il respiro. Tra chilometri di sabbia bollente, sollevata dal vento caldo, che appanna anche la vista nello stesso momento che la appaga. L'ocra è l'unico colore concesso.

Dune di sabbia.
Gigli cresciuti sulla sabbia.

Una vallata di sabbia. Ocra. Una spiaggia fatta di piccole dune che diventano un tutt'uno. Selvaggia. Scelta anche dalle tartarughe Caretta Caretta per nidificare. Impreziosita dai bellissimi gigli bianchi della sabbia. 
Essere qui è un privilegio di cui godere per poco tempo. Vorresti visitarlo, interiorizzarlo, questo luogo. Ma in pieno agosto non puoi. Riesci solo a sederti, arreso all'afa, per qualche minuto tra le dune. Il tempo di riprendere le forze e decidere se ripararti di nuovo tra gli alberi all'interno o se scendere verso il mare.
Personalmente la seconda ipotesi mi attira troppo per rinunciarvi e così, stremata dal caldo, rinunciando a quel mondo a sé, affascinantissimo, delle dune, arrivo alla riva. Qui sembra di essere in un emisfero totalmente differente. Il vento è sempre molto caldo, ma porta con sé il ristoro della brezza marina fresca. 

Le acque cristalline della spiaggia della Riserva.
L'acqua è cristallina, e inaspettatamente subito profonda e gelida a causa delle correnti marine di questa zona. Tuffarsi in queste acque è una sensazione incredibile. Si sente evaporare improvvisamente tutto il calore accumulato dal corpo, in un repentino passaggio dal caldo al freddo che rigenera. E' come se le narici si sturassero e si riprendesse a respirare a pieni polmoni, superato il deserto. Ecco: questo mare è proprio come deve essere un'oasi nel deserto. Rigenerante. Rassicurante. Accogliente. 
Stordisce proprio come fosse un miraggio, un'acqua così limpida, così fredda. Nuotarvi è rinascere.
Ed è proprio dall'acqua, che si può ammirare la riserva con maggiore distacco e forse comprenderla pienamente.Osservare dove eravamo: in un mondo fatto per chilometri solo da sabbia e arbusti. Fin dove quasi nessuno si spinge, verso la foce del Belice: un luogo incontaminato, isolato, qui veramente intatto. Dove comanda la natura soltanto. Il vento che modifica le dune e soprattutto la sabbia rovente, che inneggia al deserto.
Un tratto della Riserva, vista dal suo mare.
 
La solitudine e la paurosa bellezza di questo luogo sono la sua anima. Ci si sente persi, qui. Lontani dal mondo e perfino da se stessi. Diventati sabbia dorata rovente anche noi. O acqua gelida, mentre si nuota dimentichi di tutto, tra il vento e il rumore del mare che invade beatamente la mente. Mare e mare, e dietro sabbia e sabbia. Freddo e caldo. L'eterno contrasto tra la vita e la morte. Qui finalmente insieme. Alla Riserva Naturale foce del Belice e dune limitrofe. Visitatela, odiatela e amatela. Soprattutto, capitela...



giovedì 1 ottobre 2015

L'ambientazione perfetta per una fiaba: il lago Maulazzo


Dovessi scrivere una favola, di quelle popolate di fate dei boschi, di ninfe e di elfi - di quelle insomma strettamente legate alla mitologia delle natura - non potrei pensare ad ambientazione migliore del lago Maulazzo. Le immagino qui, le creature bellissime e misteriose che odorano di bosco, di muschio, di acqua. Nascoste dietro qualche tronco d'albero per giocare a nascondino, o sulle sponde del lago, sedute sul prato, a ridere in compagnia. Ma, prima che mi faccia prendere troppo la mano dall'immaginazione, procediamo con ordine: siamo ancora una volta in Sicilia, stavolta nel cuore del Parco dei Nebrodi, la più estesa area verde protetta della regione.
Visitare il parco d'estate, provenendo dalla calura estiva che non risparmia la costa, è un'esperienza rigenerante. Mano mano che salirete nell'entroterra, che la vegetazione sarà più fitta e vi alzerete dal livello del mare, sentirete l'aria cambiare, farsi fresca, pura di ossigeno e odorosa.  I boschi circonderanno la strada, e facile sarà incontrarne ai margini cavalli selvatici, capre, pecore al pascolo e maiali neri. Il sole filtra tra gli alberi creando piacevoli giochi di luce con un benefico effetto rilassante. Non credo di sbagliarmi nell'aver riconosciuto, lungo alcuni tratti di strada, un forte odore di liquirizia, che probabilmente cresce spontanea in questo territorio e si fonde perfettamente agli altri odori della natura.
Ci sarebbe moltissimo da visitare, non basterebbe di certo una giornata, e conviene dedicarsi a un itinerario per volta. Il mio interesse, questa volta, è ricaduto sull'area dei laghi, in particolare sul lago Maulazzo di cui vi ho accennato già all'inizio di questo post come luogo fiabesco. Una volta lasciata la strada principale, da Sant'Agata di Militello (provincia di Messina) in direzione Cesarò, a meno di non avere un fuoristrada occorre proseguire a piedi per un chilometro e mezzo di un sentiero pietroso e abbastanza faticoso. Ma poi, quando il lago apparirà davanti ai vostri occhi, dopo l'ultima curva del sentiero, la fatica sarà ricompensata dalla delicata bellezza di questo lago. Siamo a 1498 metri sul livello del mare, fa quasi fresco. L'aria è densa di acqua e di muschi.
Il lago è un piccolo specchio d'acqua, circondato dalla fitta faggeta di Sollazzo Verde in provincia di Alcara Li Fusi. 

E' un luogo che si rivela piano piano, timidamente. Non imponente, date le dimensioni ridotte, ma graziosissimo per i suoi colori, per il prato che lambisce le sponde, per il bosco che lo avvolge. Per le foglie che ne adornano la superficie dell'acqua, galleggiando sospese, leggere e già colorate un po' d'autunno. Per la quiete che si respira. Per la sensazione di essere, per una giornata almeno, fuori dal mondo. 
Il verde di ogni sfumatura e il marrone della buona terra  riempiono la vista. E la riposano. 
Il paesaggio è pieno. La natura lo occupa totalmente, generosa e viva.


 












Ci si ferma sotto gli alberi a fare un pic-nic, ci si sdraia sul prato a sentire i rumori della natura o si osserva semplicemente la riva opposta, con la faggeta orgogliosa, fitta e intatta. Bellissima. Qualunque sia il modo di fruire di questo lago, si torna a casa rigenerati dal luogo, la cui anima è nobile e delicata. E' un'anima riservata, disponibile a svelarsi solo ai pochi frequentatori che arrivano fin qui rinunciando all'attrattiva del mare cristallino della costa. E' un'anima sofisticata, leggera, che pare uscita, appunto, dall'illustrazione di un libro di favole antiche. 

E' possibile fare tutto il giro del lago a piedi. Ci si impiega circa un'ora, con calma, prendendosi il doveroso tempo per osservare gli angoli più belli o scattare fotografie. E nel frattempo, se è già pomeriggio, sale una deliziosa nebbiolina, che avvolge la faggeta e accarezza l'acqua rendendo il luogo ancora più suggestivo.
Come non immaginare una fata di quelle che hanno popolato l'infanzia della maggior parte di noi - di quelle che ti raccontava la mamma o la nonna - che si pettina i capelli su un tronco d'albero, contemplando i bellissimi alberi della riva opposta?
Come non fermarci, anche noi, ad ammirare questo paesaggio così semplice eppure così perfettamente completo e bello. Così pieno. 
Impossibile rimanere indifferenti di fronte ai faggi riflessi nelle acque del lago, come amici fedeli che cedono una parte di sé all'acqua con cui diventano un tutt'uno. O di fronte al disegno di foglie che adorna delicatamente il lago, quasi fosse un ricamo.


Ce lo porteremo dentro molto e molto tempo, il minuscolo lago Maulazzo. Con il suo paesaggio rilassante e fiabesco. Orgogliosi per aver visitato ancora una volta un luogo della Sicilia poco conosciuto, lontano dai soliti percorsi turistici, eppure così interessante. E forse, a distanza di anni, se non saremo così fortunati da poterci tornare, ci tornerà in mente come fosse uscito da un sogno, di cui forse non ricordiamo più i dettagli, ma resta vivissimo il senso di benessere e di meravigliosa bellezza che ci ha regalato quel paesaggio tratteggiato da acqua e boschi che vi si riflettono...


giovedì 8 gennaio 2015

Un tuffo nelle acque del Krka

  
Inizio il nuovo anno con un post dedicato a un luogo che ho particolarmente a cuore. E, naturalmente, inizio dall'acqua. Chi mi segue avrà capito da tempo che è il mio elemento dell'anima. Dunque stavolta vi porto in Croazia, in Dalmazia per la precisione, alla scoperta di uno dei parchi nazionali naturali del paese: il parco del Krka, dove l'acqua regna sovrana e dominatrice su tutto.
 
Si arriva in macchina fino a Skradin, piccola ma curata località a ridosso del parco. L'ambientazione, già qui, è pittoresca. Fitti boschi si affacciano sulle rive del fiume. Piacevolissimo è sostare sulla riva, senza fretta, permettendosi il lusso di perdere la cognizione del tempo. Mentre ci si lascia cullare dal rumore della corrente. Mentre arriva l'odore di acqua e di boschi. E già ci si rilassa. E si sogna.
 
 Ma il meglio deve ancora venire. Per entrare nel Parco vero e proprio occorre pagare un biglietto e salire su una delle imbarcazioni che fanno avanti indietro tra Skradin e le cascate.
La navigazione sulle acque del fiume è lenta e piacevole. Dura circa una ventina di minuti e permette di addentrarsi nelle anse del fiume e scoprirne scorci caratteristici e fauna e flora che vi si nasconde.
Il battello vi lascerà poi a poca distanza dalle meravigliose cascate del Krka, pronti al percorso che vi sorprenderà per la fitta vegetazione dal sapore tropicale che troverete. Rivoli e cascatelle scorrono in un fitto sottobosco, fatto di liane, arzigogolate radici di alberi e grandi foglie nutrite dalle acque generose del fiume. 
 
Lungo il percorso sarà piacevole anche visitare uno dei vecchi mulini ad acqua addetti, un tempo, alla macinazione del grano.
E' veramente incredibile come anche le costruzioni umane, qui come in quasi tutta la Croazia, siano perfettamente inserite nel contesto naturale. Lo arricchiscono senza deturparlo, diventando complementari allo stesso paesaggio fatto di boschi, di acqua, di pietra.
Sembra di essere in un mondo immaginario, nato dalla fantasia di una favola bella. 
Ma è inutile negare che la parte principale del parco, quella che lascia davvero senza fiato, debba ancora venire.

Camminando tra la vegetazione, infatti, arriverete presto al cuore del parco: la lunga catena di salti che fa il fiume, scorrendo rapido nella verdissima valle. Le mille sfumature dell'acqua, dall'azzurro al turchese, sono uno spettacolo per gli occhi. Ma quello che colpisce di più è la forza dell'acqua che, rapida, trascina via tutto e continua a scorrere per chilometri e sembra non finire mai. L'anima del luogo è la sua. Irriverente. Meravigliosa. Con una forza attrattiva spaventosa.
 


In un tratto solamente è consentita la balneazione. A ridosso di una delle cascate meno dirompenti, ma ugualmente affascinanti. Qui, sebbene l'affollamento di bagnanti sia notevole, fare un tuffo è un'esperienza assolutamente da fare. E' il bagno in un luogo per privilegiati. Nuotare qui, a ridosso di una cascata il cui suono vi accompagnerà come una costante melodia, tra la vegetazione acquatica e le rive alberate, fino al tardo pomeriggio, vi farà sentire lontanissimi dal mondo reale. Immersi in un mondo tutto vostro. Fatto di acqua. Di anima. In un Eden terreno, tanto desiderato. In cui siete creature d'acqua e di vento. Ninfe di fiume o sirene. Non importa. Vivrete comunque la loro vita irreale. Nella vostra mente perderanno confine palazzi e cemento, per essere sostituiti da una normalità fatta di questo: di acqua, di aria, di sole. Sarete questo. E sentirete il vostro corpo leggero e i problemi inconsistenti.
Che meraviglioso sentire! Anche se per un pomeriggio soltanto. 
Che bella finzione! Credere di vivere qui per sempre. Di essere, anche voi, creature di questo luogo.
 
Ma state attenti a non farvi trasportare troppo. C'è chi non si accontenta e rischia grosso. Guardate nella foto qui sotto. C'è qualcuno nel punto più pericoloso della cascata grande. 
 
  
Oltre a essere assolutamente vietato è molto pericoloso. Bisogna rispettare la natura, restare entro certi confini fisici. Se con la fantasia possiamo valicarli, con il corpo no. E allora "accontentiamoci" di guardare tutta la grandiosa bellezza di questa cascata, sentiamo l'acqua scendere impetuosa e continua, annusiamo l'aria carica di umidità, ma non pretendiamo di toccare il Krka ove non sia possibile. Non è necessario. Se ci sediamo con tranquillità pronti a recepire l'anima del luogo, se ne comprendiamo la forza e la meravigliosa potenza, anche restando al sicuro nel nostro angolino, anche nuotando solo nel punto consentito, percepiremo il Krka nella sua interezza.
 
 

lunedì 30 giugno 2014

Parco Urbano del Pineto: la magia della natura in città


Parco Urbano del Pineto

Nel cuore di Roma, tra i quartieri Trionfale, Primavalle e Aurelio, proprio dove mai lo immagineresti, sorge un'area naturalistica sorprendente. Fatta di bosco, di valli, di campagna. Adornata di fiori, muschi e di prati. Il suo nome è Parco Urbano del Pineto. E' una zona protetta, istituita nel 1987 e comprendente circa 250 ettari di terreno.
Per me è stata una scoperta folgorante. Ammetto che vivo vicino al Parco da molti anni. Eppure non ero consapevole della sua bellezza. Quel che appare dalla strada, la Pineta Sacchetti, non è che una pineta, appunto. E pare che tutto finisca lì. O almeno, così ho immaginato per molto, moltissimo tempo. E non ho mai frequentato neppure quella piccola area perché, fino a qualche anno fa, effettivamente era territorio di accampamenti nomadi e gente poco raccomandabile. Poi le cose sono lentamente cambiate, l'area è stata riqualificata e la pineta restituita agli abitanti dei quartieri limitrofi e ai visitatoti.
Quello che, però, mai avrei immaginato, è quanto il Parco si estenda al di là di quella pineta che sembra racchiuderlo tutto e invece non è che la sua infinitesimale parte. Subito alle sue spalle, infatti, si aprono sentieri che portano a scoprire una bella campagna, dove la vista si schiude meravigliosa fino alla cupola di San Pietro.  

La cupola di San Pietro, vista da Parco del Pineto


E' un paesaggio fatto di sentieri di terra ricavati tra la vegetazione. E cambia di stagione in stagione regalando ogni volta scenari diversi. Fatti di flora che si modifica a seconda dei mesi dell'anno e di colori che mutano a seconda delle ore e della luce. Il verde delle piante, il giallo del grano, il marrone della terra, i colori dei fiori sono mescolati con sapienza dalla natura. Malva, papaveri, mirti, ginestre, erica, finocchi selvatici e molte altre piante si alternano animando il Parco.
 
Primavera a Parco del Pineto
In primavera, dalla terra nascono le spighe. Dapprima sono piccole. Sbucano timide ed esili dal suolo. Crescono tra i fiori. Rispettose.
Nel giro di pochi giorni si fanno adolescenti e sfrontate. Invadono i campi e mirano al cielo. Verdissime. Spostate dal vento che porta fruscii e profumo. Di natura nel pieno del vigore. Di primavera. Di vita.



Estate a Parco del Pineto
Poi viene l'estate. Neanche te ne accorgi. Ma un giorno le vigorose spighe non sono più verdi, ma si fanno mature. Tinte di un giallo prezioso come l'oro.









Ma non si tratta solo delle spighe. Qui le stagioni si alternano insieme alle specie vegetali. Non conosco tutti i loro nomi, purtroppo, ma so quale magia è, vedere il paesaggio che cambia completamente aspetto di settimana in settimana. Tutto è programmato perfettamente da Madre Natura. Prima una specie di fiori, poi tocca ad un'altra, poi un'altra ancora. In una successione perfetta ma che non smette mai di stupire.

Fiori a Parco del Pineto

Fiori a Parco del Pineto






Specie vegetali a Parco del Pineto

Ma le sorprese non sono affatto finite. Perché oltre alla pineta, oltre alla campagna, c'è di più. Uno dei sentieri a ridosso della biblioteca Casa del Parco, che sorge proprio dentro il Parco, dove i pini terminano, conduce in un'area completamente diversa. Qui si apre un mondo nuovo. Più inaspettato ancora del primo. Ci troviamo immersi in un vero e proprio bosco, come se fossimo stati trasportati improvvisamente fuori città. Procediamo. Increduli.

 
Sughero. Parco del Pineto
Gli alberi si infittiscono, il sottobosco si arricchisce. Il silenzio si fa reale, l'ossigeno più puro, il respiro profondo. L'odore delle piante sostituisce quello dello smog. Intorno solo bosco. Scompare la città. Non si vedono più case, cemento, costruzioni. Niente di niente. E comincia la magia.
Fatta di sugheri, querce, lecci. Col sottobosco ricamato da ciclamini, funghi, felci, muschi.

Funghi



Parco Urbano del Pineto. Il bosco

E da questo sentiero se ne dipartono altri. E altre scoperte ci aspettano. 

Parco del Pineto
La prima è la presenza dell'acqua. Improvvisamente si sente scorrere e gorgogliare tra la vegetazione. C'è fresco, umido. Si sente di più la vita. E seguendo il rumore si arriva ad un minuscolo laghetto.
Se l'attraverserete, dalla parte opposta continuerà il percorso tra il bosco, che qui si fa ancora più fitto e col suolo quasi sempre umido: la luce del sole fa fatica a penetrare tra gli alberi fitti dalla chioma alta e l'acqua scorre in piccoli rivoli nel sottobosco.












Rocce rosse. Parco del Pineto
Ma non è l'unica novità del paesaggio. Ben presto, infatti, vi renderete conto di camminare su sentieri di sabbia. Vera e propria sabbia, evidente residuo della presenza di mari in questa zona, nella preistoria.
Fino ad arrivare a conformazioni rocciose rossastre, piuttosto particolari, argillose, che formano delle vere e proprie dune e ricordano i canyon.












Continuando a camminare, tra salite e discese, tra sentieri e boschi, si arriva infine ad una valle che a me piace chiamare "Valle dell'Eden".
Qui siamo del cuore del parco. Nell'isolamento assoluto. La città è lontanissima dalla nostra vista, dal nostro udito e soprattutto dai nostri pensieri. Una valle isolata, scavata dentro il parco, protetta dal bosco. Ci si sente orgogliosi di averla scoperta. Solo natura intorno. E ogni tanto qualcuno che passa, gente tranquilla, che passeggia con i cani in religioso silenzio o che cerca verdura. Ci si saluta, con queste persone. Perché ci si sente abitanti di un piccolo mondo, privilegiati dalla scoperta di questo luogo segreto. Ci si sente di condividere qualcosa di prezioso, uniti dall'amore per la natura. Ci si riconosce simili.


Valle interna. Parco Urbano del Pineto

Se poi si risale la valle dal lato sinistro, si arriva ad un'altra valle, più piccola e meno isolata della prima, ma sicuramente anch'essa suggestiva, che confina con l'entrata del Parco dalla zona di Trionfale. In primavera le sue spallette si riempiono di milioni e milioni di bellissimi fiori viola. Uno spettacolo di vita e profumi.

Valle. Parco Urbano del Pineto




Parco Urbano del Pineto. Fioritura primaverile

Ovviamente, con una natura così generosa, non manca una fauna altrettanto varia e ricca.

Mantide religiosa. Parco Urbano del Pineto





Il Parco è popolato da cinghiali, volpi, topi, bisce, moscardini, rane, insetti di ogni genere. Sono loro il popolo sovrano del Parco. Gli dobbiamo rispetto. Non dobbiamo mai dimenticarlo.
 

Cosa dire, infine, a conclusione di questo post? Non mi è facile trasmettere tutta l'anima del Parco con le parole. Perché di anime ne ha molte. Tante sfaccettature di una sola medaglia che è la grandezza della natura.
Il valore aggiunto, qui, è la varietà di ambienti all'interno del Parco. E la sorpresa di scoprire paesaggi completamente differenti ogni volta. Qui si può guardare la natura trasformarsi, stupirsi ogni volta di piante che c'erano e poi lasciano il posto ad altre. Il paesaggio muta sotto i nostri occhi e il disegno di Madre Natura si svela generosamente. Ci sentiamo invasi dalla vita. Dal benessere. Da un vento che porta gli odori della campagna e poi del bosco. Ci sentiamo liberi. Selvaggi un po' anche noi. Ed è una magia che avviene, miracolosamente, proprio dentro la città. Non serve andare lontano. Nessuna gita fuori porta è necessaria. Basta addentrarsi nel Parco del Pineto, bastano pochi minuti, affinché la natura sia nostra e noi suoi.




sabato 24 maggio 2014

La sorpresa di Villa Gregoriana

Fiume Aniene
Acropoli romana di Tivoli

Se avete voglia di un tuffo tra storia e natura, proprio a due passi da Roma, non c'è luogo migliore che io possa consigliarvi che Villa Gregoriana, a Tivoli.
Si trova tra l'acropoli romana e la fossa dell'Aniene, ed è gestita dal FAI che se ne occupa dal 2002 e, dopo aver effettuato gli interventi necessari per il recupero del luogo che stava andando in rovina, l'ha riaperto al pubblico nel 2005. 
Si paga un biglietto d'entrata (6 euro per gli adulti) e devo ammettere che, non solo la bellezza del luogo li vale tutti, ma anche l'ottima gestione del parco giustifica il prezzo: è pulito, con percorsi agibili e ben segnalati che facilitano la visita, e ottima è la manutenzione. Non aspettatevi, però, niente che si avvicini neppure lontanamente all'idea che tutti noi abbiamo di "villa cittadina", perché qui non troverete aiuole fiorite, fontane, l'area giochi per i bimbi o i vialetti con la ghiaia. Villa Gregoriana è un luogo dove la natura regna sovrana. E' un ambiente selvaggio e il più possibile integro, soltanto reso visitabile dalla mano dell'uomo che gestisce ottimamente i sentieri. Si tratta, infatti, di scendere la fossa che segue il corso del fiume Aniene, e poi risalire fino ad arrivare dalla parte opposta, all'acropoli romana. Il tutto tra boschi di lecci ombrosi, vegetazione, caverne, suggestive cadute d'acqua e rivoli del fiume. Un percorso di una bellezza naturale evidente e incredibilmente intatto per trattarsi di un parco urbano. Proprio questo mi ha colpito immensamente, la prima volta che sono stata qui e mi ha lasciato di stucco per la sorpresa. Non avrei mai immaginato di trovarmi di fronte una valle ricoperta dalla natura, da poter visitare quasi interamente attraverso i percorsi che si avvicinano al fiume, ma senza interferire con l'ambiente. 

Ma, soprattutto, quello che non mi aspettavo sono le cascate di tale bellezza e potenza da essere state, anche queste, meta del Grand Tour, anche se risultano decisamente meno note di quelle delle Marmore.
Esse formano, in fondo alla valle, dei laghetti che si intravedono tra la fitta vegetazione, ai quali però non è consentito accedere, forse per la pericolosità del flusso d'acqua a loro ridosso. Il boato dell'acqua che cade, infatti, accompagna la visita di Villa Gregoriana e testimonia la forza di caduta del fiume. Un gorgoglio continuo, dove più dove meno forte, tiene compagnia durante tutta la passeggiata, con un suono costante e intrinseco nel luogo stesso. 
E, insieme all'acqua, arriva la sensazione di frescura e di benessere che ci fa camminare con piacere e affrontare anche la risalita della valle.


Cascata Grotta delle Sirene
Naturalmente la vegetazione è la prima beneficiaria dell'acqua e cresce rigogliosa, soprattutto intorno al fiume. 
Dove esso scorre, formando cascate dal flusso meno impetuoso, varie specie vegetali animano la riva del fiume oppure colonizzano direttamente piccole isole fertili nel mezzo.
Il verde qui ha una tonalità brillante, illuminato dal sole e dal riverbero dell'acqua, ed è il colore principale. Riposa gli occhi e la mente. E si unisce al colore della terra e alla spuma dell'acqua.
Siano alberi, felci, muschi, non importa. Sicuramente avrete ormai capito che non vi trovate in un posto qualsiasi. Che non siamo propriamente in un "villa" come la intende il senso comune in città, ma siamo in un meraviglioso parco naturale, anche abbastanza esteso, abitato da una vegetazione lussureggiante e selvaggia.



Ma non è ancora finita, perché anche per gli appassionati di geologia questo è il luogo giusto. Lungo il percorso, infatti, salteranno sicuramente all'occhio le straordinarie conformazioni geologiche delle concrezioni calcaree, nonché le vere e proprie grotte scavate dalla potenza del fiume nei secoli. Impossibile non notarle. Impossibile non rimanerne affascinati.

Grotta delle Sirene
Concrezioni calcaree


Così come, credo, sia impossibile rimanere indifferenti a tutta Villa Gregoriana in generale. Un luogo così carico di natura eppure tanto vicino a Roma e dentro a una città come Tivoli.
L'entrata è da una delle vie della cittadina. Dal cemento si passa alla natura più selvaggia. Improvvisamente. E allora sembra di essere stati catapultati in un altro luogo come per magia. Spariscono l'asfalto, i palazzi, il traffico. Appaiono il bosco, le cascate, le rocce. 
Di posti belli ne ho visti tanti, eppure Villa Gregoriana mi è rimasta impressa anche a distanza di tanti anni. Forse proprio perché inaspettata. Forse per il valore aggiunto che le dà la sorpresa che nasconde dietro il suo nome (anche se il FAI l'ha giustamente ribattezzata "Parco di Villa Gregoriana", dando già un indizio più esatto su quanto ci si possa aspettare di trovarvi).
Ad ogni modo, se vi state ancora chiedendo quale sia la sua anima, io rispondo: la sorpresa. La sorpresa di un mondo fatto d'acqua e di alberi, così nascosto eppure così a portata di mano. Che aspetta solo di essere trovato. Per suscitare meraviglia. Per stupire. 
E tanto bello da sembrare esser messo lì proprio per ognuno di noi. Perché varcata la soglia dell'entrata, ci si possa ritrovare tra le cascate. Pieni di gioia.




domenica 11 maggio 2014

Tevere - Farfa: il paradiso della biodiversità


A circa cinquanta chilometri da Roma, all'interno della regione Lazio, verso la provincia di Rieti, la natura e il paesaggio bucolico - collinare offrono angoli decisamente da scoprire. Meraviglie forse poco note e trascurate dal turismo di massa. Zone adatte agli amanti della tranquillità e rispettosi della fauna e degli ambienti naturali protetti. Uno di questi, è la riserva naturale di Tevere - Farfa. 
Che il Tevere possa essere dichiarato riserva, viste le condizioni di inquinamento con cui è ben noto a Roma, appare davvero strano. Eppure basta spostarsi cinquanta chilometri dalla città, per scoprire un fiume completamente diverso, protetto per la biodiversità che ospita, ricca sia livello di flora che di fauna.

Ma prima di addentrarci nella riserva, merita sicuramente un cenno il grazioso paesino medievale di Nazzano. 
Piccolo centro, curatissimo, organizza in autunno una sagra della polenta dal sapore indimenticabile. Dalle stradine tutte in salita, che si affacciano sulla valle sottostante, si arriva al fulcro del paese: il castello.  E qui si domina  ad ampio raggio il panorama sulla campagna romana e, soprattutto, sulla riserva di Tevere-Farfa.


Le anse del fiume scorrono tra prati e zone alberate più o meno fitte. I colori attraversano diverse tonalità cromatiche: dal verde chiaro, al muschio, al verde oliva, al beige, fino al marrone. Non manca nulla alla gioia degli occhi. Un paesaggio fatto dei colori riposanti della natura. Fatto di terra, di acqua, di alberi e prato.
Vien voglia di perdercisi. Di sdraiarsi su quei prati, di assaporare il contatto con la terra, di camminare a piedi nudi e poi trovare ombra e riposo nei boschi, col rumore del Tevere che scorre di sottofondo.


Per entrare nella riserva ci sono diversi accessi che dalla strada principale conducono a strade secondarie di campagna e scendono verso il fiume. Ad un certo punto si prosegue a piedi, inoltrandosi tra boschi di salici, pioppi e ontani, lungo un sentiero sterrato che segue il percorso del fiume, ma in alcuni tratti si discosta anche abbastanza dall'acqua. Per gran parte ombreggiato e silenzioso, ristora corpo e mente. Il silenzio è interrotto solo dal rumore delle foglie che cadono, dal tranquillo scorrere dell'acqua, dai campanacci delle pecore che pascolano nei campi circostanti. 


Poi ovviamente c'è tutta la "rumorosissima" vita delle specie acquatiche, che si indovina dietro strani versi e battiti d'ali improvvisi. 
Lungo il sentiero, diverse capannine in legno sono state costruite per lo studio dell'avifauna: germani reali, fischioni, martin pescatori, falchi, aironi e moltissime altre specie posso essere avvistate dai punti di osservazione mimetizzati tra la natura, cosa che fa di Tevere-Farfa il paradiso dei Birdwatcher. Ma naturalmente non mancano neppure pesci, insetti, anfibi, roditori. Così come moltissime sono le specie vegetali che in questo ambiente crescono fertili. 

A tratti il sentiero si apre, permettendoci un maggiore contatto con l'acqua del fiume. Qui non è difficile, anche a occhio nudo, identificare il via vai delle specie tra la vegetazione fluviale. L'acqua, fino a un attimo prima calmissima, diventa teatro di lotta fra due esemplari o scenario di caccia. Il panorama, pur calmo e tanto rilassante, riserva così sorprese che tengono sempre alta l'attenzione dei visitatori interessati alla vita della "popolazione" della riserva. 

 


E quando a sera le nuvole rosa si specchiano nell'acqua, la luce si fa più morbida, i voli si placano e tutto si fa più silenzioso, e viene l'ora di salutare questo piccolo mondo nel Mondo, fatto di così tanta vita, un po' dispiace non farne parte. Essere stati solo visitatori passeggeri. Non poter vivere anche noi umani, come gli aironi, liberi sulle anse di un nostro bellissimo fiume.



domenica 26 gennaio 2014

Korcula: l'isola bosco


Non è semplice arrivare a Korcula dall'Italia. Collegamenti diretti non ve ne sono. Bisogna arrivare prima in Croazia, a Dubrovnik, o a Spalato o nella penisola del Peljesac. E da qui attendere i traghetti locali che portano sull'isola dalmata.
Una follia fare il viaggio tutto insieme. 
Una follia che ho fatto. 
Non saprei dirvi se il "sapore della conquista" abbia reso l'isola maggiormente ambita al mio animo. Ma se mi chiedeste se vale la pena mettersi in viaggio per così tante ore, appositamente per vedere Korcula, vi risponderei di sì.
O meglio, per me ne è valsa la pena. Se cercate un luogo poco turistico, estremamente selvaggio, allora ne vale la pena. Per gli amanti dei divertimenti, per chi cerca servizi turistici, affollamento, lidi, confort, decisamente consiglio di cambiare destinazione.

L'isola si presenta subito verdissima. Un bosco, praticamente ininterrotto, copre i suoi 47 km di lunghezza e le ha fatto meritare il nome greco di Korkyra Melaina (Korcula Nera) tanto è  fitta la sua vegetazione.
In realtà il colore che colpisce, già mentre dalla nave si osserva l'isola avvicinarsi, è il verde dei pini, abeti, cipressi, querce, ulivi, carrubi che la ricoprono.
Lo sapevo. Che era boscosa. Ci sono andata per questo. 
Ma vi assicuro che nessuno potrà mai prepararvi abbastanza a quanto effettivamente lo sia. L'isola è tutta un bosco. Interrotto solo dalla strada che la percorre in tutta la lunghezza e dai vari paesi e contrade. 
E' incredibile. 
Se considerate, poi, che questo bosco arriva direttamente su un mare pulitissimo e cristallino, potete farvi un'idea della bellezza di Korcula. 
Solo un'idea...



La più grande e interessante cittadina dell'isola, è proprio l'omonima Korcula. 
E il suo cuore è sicuramente la Old Town, delizioso gioiellino medievale, che sorge su una penisola, costruito tutto in pietra dalmata, e con i caratteristici tetti rossi. 

Circondata da mura di cinta, la città antica è accessibile tramite maestose scalinate e dai quattro torrioni che la presidiano. 
Le vie interne sono lastricate in pietra e disposte a spina di pesce intorno al corso principale, e sono ricche di ristorantini, negozi d'artigianato, gioiellerie (anche di un certo pregio) dove è in vendita la filigrana d'argento o d'oro. Le case sono tutte curatissime, abbellite con fiori a ogni balcone. 
Si dice che proprio qui, a Korcula, sia nato Marco Polo.



La strada principale dell'isola è tutta interna. 
Gli accessi al mare via terra, effettivamente, non sono moltissimi, ma la qualità delle baie dove vi condurranno, non potrà che lasciarvi soddisfatti. 
Per accedere alle più belle, occorre seguire le indicazioni stradali che conducono su strade secondarie che, ripide, scendono la costa dell'isola fino al mare.

La baia più famosa è Puptnatska Luka.


La spiaggia è formata da ciottoli bianchi, levigati dal mare.
Il mare è così cristallino che le barche sembrano essere sospese nel vuoto.
I colori vanno dal blu profondo al turchese. E non lasciano niente da indovinare al fondale. L'acqua è gelida a causa di correnti sottomarine, ma, se riuscirete a vincere il freddo e immergervi con la maschera, troverete pesci, spugne, ricci e stelle marine in ogni dove.
Ma la cosa più bella, secondo me, è il verde che avvolge la baia. Colline ricoperte di boschi d'abete, incorniciano il mare più bello. 
L'ambiente boschivo corteggia il mare. L'ambiente marino si lascia ammirare. Diventano un tutt'uno. L'uno lo specchio dell'altro. Il bosco si riflette nell'acqua, l'acqua accoglie la vegetazione sulle sue sponde.





Un'altra imperdibile baia è Bacva.
Anche qui vi troverete ad affrontare una strada scoscesa. 
Finché vedrete il mare. D'improvviso. 
Stesso scenario: baia di ciottoli bianchi, circondata da boschi. Ma qui il colore dell'acqua è di un intensissimo verde smeraldo misto al turchese. Mai visto prima.


E, seguendo il sentiero che costeggia la baia, arriverete in un punto ancora più straordinario. Dove il mare sembra una piscina costruita dalla natura tra la roccia e il bosco.

Se avete fame, non c'è problema. Un minuscolo ristorantino a gestione familiare, si trova sorprendentemente a Bacva, perfettamente inserito, anche lui, nel contesto naturale. Arrostisce il pesce pescato il giorno stesso. Il menù varia a seconda di quello che regala madre natura. Finito il pescato, si chiude e si aspetta il giorno dopo. Un nuovo regalo del mare.


Avete già gli occhi pieni di verde e di blu? 
Sicuramente Puptnatska Luka e Bacva sono luoghi d'impatto.
Ma anche altrove, la costa, è notevole. Più bassa e accessibile. Seppure meno isolata.
Da Tri-Zala a Racisce troverete un mare altrettanto limpido.




E, dalla parte di Vela Luka, che sorge esattamente sul versante opposto alla città di Korcula, vi aspettano altre belle baie immerse nel verde.  




Se invece avete voglia un po' di "mondanità", vi consiglio il villaggio turistico di Princescap.
Amanti della tranquillità, non spaventatevi. Qui nulla è all'insegna del caos. Trattasi semplicemente di una penisola, collegata alla terraferma da una spiaggetta, dove si ha la possibilità (per chi vuole) di affittare un ombrellone e usufruire dei servizi doccia e di un bar-ristorante. Ci sono il diving center e qualche appartamento in affitto. Stop.
E se non volete nessun servizio, nessuno avrà niente in contrario se vi godrete lo stesso il luogo. Un sentierino fa il giro della piccola penisola.  Potete mangiare appoggiandovi su uno dei tavoli in pietra sotto i pini, o fare il bagno nelle acque cristalline. Nei punti rocciosi ci sono delle utili scalette che facilitano l'entrata in mare. 
Diciamo che, dopo tanti giorni passati in solitudine tra i boschi (dove pochi altri visitatori vi avranno tenuto compagnia) questa sarà una giornata diversa dal solito. Una piccola oasi di pace, semplicemente un pò più "organizzata".







Potrei parlarvi ancora e ancora, di Korcula. Ci sarebbero così tante cose da raccontare.
Nel tranquillo silenzio di questa isola-bosco. Quante emozioni! Quanta verità!
Ma non voglio annoiarvi. E soprattutto non voglio svelarvi tutto. Vi ho dato gli input. Forse ho lanciato la prima freccia di un colpo di fulmine che sarà intenso e duraturo. 
Sta a voi volerlo. 
Partite. 
Affrontate un viaggio lungo e stancante. 
Arrivate in questo paradiso. 
Vivetelo. Vivete la sua anima boscosa e selvaggia. Lasciatevi incantare da un mare che non prescinde dal bosco e da un bosco rasente al mare.
Sorprendetevi. 
E tornate appagati, con la luce radente ai boschi dell'isola che vi accompagna alla nave di ritorno, salutandovi, fino a che non sarete ormai lontani, nel mare più blu. 
Portando i boschi di Korcula nel cuore.