giovedì 9 giugno 2016

Spiaggia di Ostriconi: l'espressione della natura più pura

Panorama della spiaggia di Ostriconi, Corsica

Oggi desidero "portarvi", attraverso le mie parole, alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti della Corsica, e non solo. Desidero condurvi, precisamente, alla spiaggia di Ostriconi, che personalmente considero una della più belle spiagge da me visitate, espressione più pura della bellezza della natura selvaggia e luogo spirituale per eccellenza. Sono stata, devo dire, fortunata, perché coincidenze e circostanze hanno voluto che potessi vederla in primavera, con la fioritura al massimo splendore, i colori accesi e la natura più viva, nonché con la quasi totale asssenza di presenza umana. Una concomitanza di fattori che auguro a tutti di trovare, per godere in pieno l'anima di questo luogo. 
Ma iniziamo dal principio: siamo nella Corsica del Nord, nella regione della Balagne, tra St.Florent e Ile Rousse, giusto superato il deserto degli Agriates. Una deviazione ben segnalata della strada principale, vi condurrà nella stradina proprio sopra la spiaggia, dove lasciare la macchina e iniziare il sentiero sterrato che scende, costeggiando il fiume, immerso nella vegetazione lacustre e mediterranea. 
Si attraversa, a un certo punto, un ponticello in legno e, oltrepassatolo, piano piano, inizia a comparire la sabbia e, infine, lo spettacolo della spiaggia. Ci accolgono dune di sabbia bianchissima, morbida e fine come farina. E' questo il benvenuto che ci riserva questo luogo. Il biglietto da visita di una natura sovrana e di bellezza assoluta. Chilometri di spiaggia, avvolta in un contesto naturale integro, senza che si possa individuare traccia di opere umane. E poi...

E poi i pini marittimi, cresciuti sulla sabbia, dai rami arzigogolati, piegati dal vento in forme affascinanti. 






E le fioriture primaverili che tingono di giallo le dune di sabbia bianchissima.
Dipinto della natura che esplode rigogliosa, in questa stagione, e completa un panorama già incantevole, accendendolo di colore.



E ancora, il fiume che taglia in due la spiaggia, attraversandola, tra le dune.
Sono stupefatta. Mi sento una privilegiata, arrivata, per elezione, in un luogo segreto che a me si rivela. 
Per arrivare sulla riva occorre attraversare il fiume, entrandovi fino alle caviglie. E' un piacere camminarvi, come naufraghi giunti su un'isola deserta che ci accoglie dopo tante fatiche, che appare come miraggio di salvezza in tutto il suo splendore. Così, questa spiaggia, a me salva dalla quotidianità, dal rumore, dalla stanchezza, dalla paura. E', se pur solo per il tempo che vi rimango, il mio "senso".
Tra il vento e il rumore del mare, dimentico ogni cosa. Stare qui basta. Appaga. Esiste solo questo luogo e solo l'attimo presente. Scompare tutto il resto, divorato dalla meraviglia di questa spiaggia deserta. 
Seduta all'ombra di un arbusto, tra le dune, con il vento leggero in viso, sto finalmente bene. Un benessere assoluto, puro, una pace interiore rara, una completezza provata solo poche volte. In comunione perfetta con l'anima di questo luogo, fortissima.
Qui tutto pare avere un senso. Questo luogo è il senso. 

E ancora non è finita. Prima di andare via, prima che il tempo riprenda a scorrere, prima di tornare alla vita di tutti i giorni, concedetevi di osservare dall'alto il panorama di questa spiaggia che vi ha regalato tante emozioni. Continuate a percorrere la strada che la costeggia dall'alto, quella dove avete parcheggiato prima di scendere. 
All'improvviso si aprirà il panorama e l'avrete tutta sotto di voi. La spiaggia. Immensa. Incontaminata. Completa di ogni elemento che la compone: il fiume, il mare, la sabbia, le montagne, la vegetazioni. Vera! E che profumi nell'aria!

A guardarla da qui, dall'alto, è impressionante anche la riva. Onde di un mare dalle tonalità blu profonde che si infrangono a largo, la sabbia bianchissima e il bagnasciuga più scuro, frastagliato, materico, che delinea la costa, lambito dall'acqua.
Sembra l'oceano, tanto è vasto. 
Con le persone, pochissime, che camminano e danno la proporzione delle spiaggia. O della piccolezza dell'uomo di fronte a tanta meraviglia della natura. 

Devo scriverlo, qual è l'anima di questo luogo? La sentirete, tanto è forte. E' la spiritualità della natura più vera. E la vedrete. E' il connubio degli elementi che qui convivono come pezzi di un puzzle perfetto. Il fiume, il mare, la sabbia, il vento. I colori, i profumi, i suoni. 
L'anima di questo luogo trasuda da ogni singolo, ma imprescindibile elemento che compone la meraviglia d'insieme. E vi aspetta...



 

giovedì 7 aprile 2016

L'eleganza ammaliante dei cigni sul lago di Bracciano


Ho già scritto del lago di Bracciano. E' vero.
Ho già parlato dell'eleganza ammaliante dei cigni che lo abitano. 
Ma ancora una volta non posso fare a meno di notare lo spettacolo che regalano questi animali mentre nuotano lambendo la superficie dell'acqua, nel tardo pomeriggio. Quando cala la luce prepotente del giorno e dà spazio al primo blu della sera. Quando il cielo si fonde col lago e inizia a salire un vapore nebbioso che, a largo, disegna isole irreali.
E' in questa atmosfera incantata, di una giornata ancora invernale, che decine di cigni compaiono a popolare il lago. Alcuni in gruppetti, alcuni solitari. Alcuni beatamente fermi nel mezzo, come a godersi pigramente l'ultima parte del giorno; altri diretti verso la riva, come a volersi mostrare in tutta la propria bellezza.

Delicati, eterei, dal soffice piumaggio bianco. Da sempre massimo simbolo di eleganza e di raffinatezza, eccoli cercare con i bei colli affusolati  il nutrimento. Eccoli sospesi su un'acqua appena increspata dal tenue riflesso, nel momento della giornata che segna il passaggio tra la frenesia del giorno e la quiete della notte. Un momento di pace e di serenità. Di meditazione e di pura bellezza.

E quando la sera si fa più insistente, con la genuina complicità di un pallido tramonto invernale, i cigni si radunano tutti insieme. Come a farsi compagnia per affrontare la notte, come se fosse un rito per salutare il sole che sta andando a dormire e la giornata finita che non tornerà più. Tutti insieme a godere dell'ultima luce, ad aspettare il riposo notturno.
E vederli così, tutti pacatamente insieme, quieti, è una scena che coinvolge, che incanta, che non può far rimanere indifferenti. E' bellezza. E' sogno. E' poesia.



E come se non bastasse, le sorprese che riservano questo lago e i suoi abitanti, non sono mai troppe. Quando pensi di aver già visto tutto, di aver già assistito alla più meravigliosa delle scene, ecco apparire, d'improvviso, l'imprevedibile. Tra cigni dal consueto piumaggio bianchissimo, ecco nuotare, inconsapevole della propria straordinarietà, un cigno nero. Sì: proprio quello talmente raro che si usa prenderlo come esempio per indicare qualcosa difficile da trovare, di inconsueto e improbabile. 

Elegante più dei bianchi, col suo piumaggio scuro e il becco rossissimo. 
Placido scivola sull'acqua, inconsapevole di catturare tutta l'attenzione e tutti gli sguardi di coloro che passeggiano sul lungolago e lo indicano, stupiti per quel colore insolito.  Opposto al bianco a cui sono abituati. 
E lui se ne sta lì, tra gli altri cigni. Uguale ma diverso. Bello proprio per questo. E ammaliante più di tutti. 

















Impressioni d'inverno al lago di Canterno


Lago di Canterno, panorama

A sorpresa, nascosto tra i boschi di una strada provinciale, tra i territori di Fiuggi, Alatri, Trivigliano, Fumone e Ferentino, dove proprio non immagineresti di trovarlo, improvviso, abita il territorio il lago di Canterno. Prima un rivolo d'acqua, che dà l'impressione d'esser solo un ruscello alimentato dalle piogge invernali, poi zone umide più consistenti. E infine compare tutto, il piccolo prezioso lago. Riserva naturale regionale, incorniciato dai monti Ernici, è di origine carsica. 
Quello che colpisce, istantaneamente, è la natura riservata e silenziosa di questo luogo. 
E' intimo, appartato. Abbandonato dall'uomo. Affidato esclusivamente alla natura. Alla sua cura.
Poche volte ho trovato luoghi così solitari tanto vicini alla civiltà. Sarà l'inverno, sarà che sono tutti attratti dalle cure termali di Fiuggi o dal Castello di Fumone, ma qui pare passare veramente poca gente. Come se non lo conoscessero, come se fossimo i soli ad averlo scoperto per sfacciata fortuna. O i soli a cui è miracolosamente concesso viverlo. Questo, ovviamente, contribuisce ad aumentare il fascino del lago, già di per sé bellissimo. Lo rende quasi un miraggio nato dall'immaginazione nel freddo di un fine dicembre. Un regalo inaspettato. Reale o immaginario non conta.

Alberi sommersi dall'acqua nel lago di Canterno

La seconda sorpresa, dopo il lago in sé per sé, si nota quasi subito. Scendendo verso la riva, tra sentieri di terra e di foglie, eccola di fronte a noi: tra le acque del lago, come galleggianti, emergono parzialmente alberi sommersi; una piccola foresta con i tronchi sott'acqua. Bianchissimi svettano in contrasto netto con l'acqua azzurra nella quale si specchiano, riflettendo le forme arzigogolate dei loro rami spogli invernali.
Un paesaggio raro e affascinante. Regalatoci dalla forte instabilità del lago, che aumenta la sua portata fino a sommergere gli alberi circostanti, per poi ridurla nei periodi di secca e lasciare riaffiorare le radici all'aria, liberandole dalla prigionia dell'acqua.

Alberi sommersi dall'acqua nel lago di Canterno
Uno spettacolo magico e spettrale al tempo stesso. Di una bellezza malinconica e prepotente, esaltata dai colori freddi di una mattina invernale, che scolpiscono le cortecce degli alberi e incidono la maestosità dei tronchi rapiti dall'acqua. Custoditi per connubio d'amore o per gelosia. Uniti in un tutt'uno, nel bene o nel male. Con la promessa di una bella stagione che venga a sciogliere questa unione ora inevitabile dal predominio dell'acqua. 

Ma il lago di Canterno non è solo questo. E', indubbiamente, anche panorami preziosi. Con i monti innevati che lo circondano, i borghi che si intravedono sulle colline, e le piccole isole di terra che affiorano, anch'esse, dalle acque del lago. L'impressione è di trovarsi in un lago di alta montagna. Un paesaggio rarefatto dall'aria invernale. Illuminato da una luce fredda. Dura. Che tuttavia scolpisce con maestria ogni dettaglio di pietra e terra e acqua.
E poi gli elementi della natura, che qui ci sono tutti. I prati verdissimi alternati alla terra bruna, le pietre grigie che spiccano tra il panorama, i boschi e le colline d'intorno. Un paesaggio che invita a camminare, con lunghe passeggiate nei prati che circondano il lago, col vento fresco come unico compagno nella solitudine. Raccogliere qualche pietra da lanciare in acqua solo per incantarsi a vederne i cerchi che produce sulle superficie. Toccare con mano la terra, così materiale. Così viva. Scoprire cosa c'è oltre il bosco. Sempre un albero più in là. Ancora oltre. E pensare nel silenzio della natura.

Panorama del lago di Canterno
 
A doverla descrivere, l'anima di questo lago, non esiterei a definirla intima e forte. Un luogo poco conosciuto, poco frequentato, lasciato alla saggezza della natura selvaggia. Un'anima che non ha timore di esprimersi, che si riversa nella bellezza di un paesaggio incontaminato, duro a tratti, ma sicuramente emozionante. Un luogo che basta a se stesso. Con un carattere definito, unico nel suo genere. Che non ha timore della sua solitudine, anzi ne fa punto di forza per potersi esprimere completamente.
E che vi aspetta. Se siete pronti a confrontarvi con voi stessi e con la natura, in una fredda giornata invernale.


giovedì 1 ottobre 2015

L'ambientazione perfetta per una fiaba: il lago Maulazzo


Dovessi scrivere una favola, di quelle popolate di fate dei boschi, di ninfe e di elfi - di quelle insomma strettamente legate alla mitologia delle natura - non potrei pensare ad ambientazione migliore del lago Maulazzo. Le immagino qui, le creature bellissime e misteriose che odorano di bosco, di muschio, di acqua. Nascoste dietro qualche tronco d'albero per giocare a nascondino, o sulle sponde del lago, sedute sul prato, a ridere in compagnia. Ma, prima che mi faccia prendere troppo la mano dall'immaginazione, procediamo con ordine: siamo ancora una volta in Sicilia, stavolta nel cuore del Parco dei Nebrodi, la più estesa area verde protetta della regione.
Visitare il parco d'estate, provenendo dalla calura estiva che non risparmia la costa, è un'esperienza rigenerante. Mano mano che salirete nell'entroterra, che la vegetazione sarà più fitta e vi alzerete dal livello del mare, sentirete l'aria cambiare, farsi fresca, pura di ossigeno e odorosa.  I boschi circonderanno la strada, e facile sarà incontrarne ai margini cavalli selvatici, capre, pecore al pascolo e maiali neri. Il sole filtra tra gli alberi creando piacevoli giochi di luce con un benefico effetto rilassante. Non credo di sbagliarmi nell'aver riconosciuto, lungo alcuni tratti di strada, un forte odore di liquirizia, che probabilmente cresce spontanea in questo territorio e si fonde perfettamente agli altri odori della natura.
Ci sarebbe moltissimo da visitare, non basterebbe di certo una giornata, e conviene dedicarsi a un itinerario per volta. Il mio interesse, questa volta, è ricaduto sull'area dei laghi, in particolare sul lago Maulazzo di cui vi ho accennato già all'inizio di questo post come luogo fiabesco. Una volta lasciata la strada principale, da Sant'Agata di Militello (provincia di Messina) in direzione Cesarò, a meno di non avere un fuoristrada occorre proseguire a piedi per un chilometro e mezzo di un sentiero pietroso e abbastanza faticoso. Ma poi, quando il lago apparirà davanti ai vostri occhi, dopo l'ultima curva del sentiero, la fatica sarà ricompensata dalla delicata bellezza di questo lago. Siamo a 1498 metri sul livello del mare, fa quasi fresco. L'aria è densa di acqua e di muschi.
Il lago è un piccolo specchio d'acqua, circondato dalla fitta faggeta di Sollazzo Verde in provincia di Alcara Li Fusi. 

E' un luogo che si rivela piano piano, timidamente. Non imponente, date le dimensioni ridotte, ma graziosissimo per i suoi colori, per il prato che lambisce le sponde, per il bosco che lo avvolge. Per le foglie che ne adornano la superficie dell'acqua, galleggiando sospese, leggere e già colorate un po' d'autunno. Per la quiete che si respira. Per la sensazione di essere, per una giornata almeno, fuori dal mondo. 
Il verde di ogni sfumatura e il marrone della buona terra  riempiono la vista. E la riposano. 
Il paesaggio è pieno. La natura lo occupa totalmente, generosa e viva.


 












Ci si ferma sotto gli alberi a fare un pic-nic, ci si sdraia sul prato a sentire i rumori della natura o si osserva semplicemente la riva opposta, con la faggeta orgogliosa, fitta e intatta. Bellissima. Qualunque sia il modo di fruire di questo lago, si torna a casa rigenerati dal luogo, la cui anima è nobile e delicata. E' un'anima riservata, disponibile a svelarsi solo ai pochi frequentatori che arrivano fin qui rinunciando all'attrattiva del mare cristallino della costa. E' un'anima sofisticata, leggera, che pare uscita, appunto, dall'illustrazione di un libro di favole antiche. 

E' possibile fare tutto il giro del lago a piedi. Ci si impiega circa un'ora, con calma, prendendosi il doveroso tempo per osservare gli angoli più belli o scattare fotografie. E nel frattempo, se è già pomeriggio, sale una deliziosa nebbiolina, che avvolge la faggeta e accarezza l'acqua rendendo il luogo ancora più suggestivo.
Come non immaginare una fata di quelle che hanno popolato l'infanzia della maggior parte di noi - di quelle che ti raccontava la mamma o la nonna - che si pettina i capelli su un tronco d'albero, contemplando i bellissimi alberi della riva opposta?
Come non fermarci, anche noi, ad ammirare questo paesaggio così semplice eppure così perfettamente completo e bello. Così pieno. 
Impossibile rimanere indifferenti di fronte ai faggi riflessi nelle acque del lago, come amici fedeli che cedono una parte di sé all'acqua con cui diventano un tutt'uno. O di fronte al disegno di foglie che adorna delicatamente il lago, quasi fosse un ricamo.


Ce lo porteremo dentro molto e molto tempo, il minuscolo lago Maulazzo. Con il suo paesaggio rilassante e fiabesco. Orgogliosi per aver visitato ancora una volta un luogo della Sicilia poco conosciuto, lontano dai soliti percorsi turistici, eppure così interessante. E forse, a distanza di anni, se non saremo così fortunati da poterci tornare, ci tornerà in mente come fosse uscito da un sogno, di cui forse non ricordiamo più i dettagli, ma resta vivissimo il senso di benessere e di meravigliosa bellezza che ci ha regalato quel paesaggio tratteggiato da acqua e boschi che vi si riflettono...


venerdì 8 maggio 2015

Parco della Maremma: dove la natura regna sovrana


Spiaggia di Collelungo

E' in Toscana, che ho lasciato un pezzettino del mio cuore. Va cercato lì, nel Parco della Maremma, tra la natura incontaminata. Tra 9800 ettari di monti, boschi, aree paludose, macchia mediterranea, spiaggia, che occupano il lato costiero tra i comuni di Orbetello e Grosseto. Un'area integralmente preservata e dal fascino indiscutibile. Ricca di varietà di flora e di fauna (è facile incontrare cinghiali, mucche, cavalli in libertà).
Il parco è organizzato in diversi itinerari, divisi a seconda del grado di difficoltà, che partono da Talamone o da Alberese. C'è anche la possibilità di fare percorsi in bicicletta, in canoa o in carrozza. Altrimenti si cammina. Così come ho scelto di fare io, in particolare seguendo l'itinerario A2: "Le Torri", il più vario dal punto di vista paesaggistico. Quello di cui parlerò in questo post.

Che dire? Inizio dicendo che è stato un po' un colpo di fulmine, nato per caso, vedendo sul web delle fotografie dei Monti dell'Uccellina (siti all'interno del Parco della Maremma). E già il cuore batteva di fronte alla possibilità che esistesse un posto così in Italia. Fiumi che tagliano pinete fittissime, chiuse tra colli boscosi e lunghissime spiagge. Un paesaggio che richiama l'immaginario di foreste tropicali, dall'altro lato del mondo. E invece è in Toscana.
L'entusiasmo iniziale è stato poi leggermente frenato da un itinerario dato come "medio", ma lungo quasi sette chilometri di sentieri in mezzo ai boschi, su e giù per colli. Ma qualunque cosa leggessi, qualunque ostacolo si presentasse, tuttavia niente riusciva a frenare l'irresistibile attrazione che mi ha portato in questo luogo. E, a cose fatte, voglio rassicurare chi ha i miei stessi dubbi: l'initerario A2 è fattibilissimo: una bella camminata, certo, in alcuni brevi tratti un po' faticosa, ma assolutamente alla portata di chiunque goda di normale salute e ami camminare. 

Ma iniziamo con ordine. Iniziamo dal pullman che vi porterà dal centro visite di Alberese ai "Pratini": una radura in mezzo al bosco da cui partono gli itinerari. In realtà si tratta di un autobus del tutto particolare: identico a quello che potete trovare nelle nostre città, ma che passa in una stradina in mezzo ai campi e fa un'unica fermata: nel bosco. Che meraviglia!
E da qui, con il sorriso sulle labbra, inizia l'avventura. 
Una strada pianeggiante e asfaltata taglia il bosco e vi consente, intanto, una passeggiata tranquillissima, arricchita dalla sorpresa dei profumi del bosco. L'aria è già diversa. E' già intatta. E sa di funghi, di felci, di alberi, di fiori, di erbe aromatiche. Di primavera. 
Si cammina e si respira. Si respira e si cammina. Di buon passo. Di buon umore.  

Poi la strada si fa sterrata. E delle frecce di legno indicano la via da seguire. 
Una prima deviazione, sulla destra, permette di raggiungere, dopo una salita, la prima tappa dell'itinerario A2: la Torre di Castel Marino.  

Torre di Castel Marino
La torre, un tempo necessaria per l'avvistamento, oggi è poco più di un rudere.
Ma quello che qui è sbalorditivo, non è la torre in sé per sé, ma il panorama mozzafiato che gode dalla sua posizione.
E' costruita, infatti, su un'altura che domina chilometri di foresta Granducale intatta, tagliata solo da due fiumi che si incrociano, con nettissime linee, per poi sfociare a mare. Un mare che avvolge d'azzurro lo sterminato verde dei pini sotto di noi. 
Siamo così in alto, il panorama è così ampio, il vuoto sotto di noi così immenso, che pare di volare. Non esagero se scrivo che, solo in questo momento, nella mia vita, ho capito davvero cosa provano gli uccelli in volo. Cosa vuol dire avere tutto il mondo sotto di te. Tutto lì sotto che pare di abbracciarlo in un istante soltanto. Con un solo sguardo. Colmo. Libero.
 
Panorama dalla Torre di Castel Marino

E' difficile lasciare questo panorama per proseguire. Tuttavia ci alletta la prospettiva di altre scoperte interessanti e nello stesso tempo già ci appaga quello che abbiamo visto. Così ci rimettiamo in cammino, gioiosi per il vissuto e col cuore aperto a nuove scoperte.

Gli odori della campagna ora si sostituiscono a quelli del bosco più fitto. Un odore di estate preannunciata. Un odore che sa delle cose belle vissute in passato. Delle gite fuori porta, delle domeniche all'aperto, delle vacanze da bambini. Un odore che riconosciamo.
L'ambiente poi si fa vario: si passa velocemente dalla campagna, a zone coltivate a uliveti, a zone paludose, alla pineta che spazza via tutti gli altri odori, con il suo, predominante e vigoroso, di resina.

Uliveti
Zona Paludosa

E poi, improvvisa, eccola. La sabbia. Dopo tanto cammino, il mare è una conquista. Una vittoria. Dune di sabbia preannunciano l'acqua. Sembrano essere messe lì apposta per darci il benvenuto nella spiaggia che proteggono. E sulle dune, la vegetazione cresce imperterrita. Viva.

Vegetazione sulle dune della spiaggia di Collelungo


E l'acqua del mare, argentata dai riflessi del sole del pomeriggio, è una distesa di vita di fronte a noi. Ci invade con l'odore della salsedine, portata da un vento continuo ma piacevole. Con la luce. Con la sensazione di essere arrivati, finalmente, alla meta. Con il sapore della conquista. Con l'apertura che rappresenta da sempre il mare, dopo la montagna. 
La libertà.
E' così che si si sente in questa spiaggia, la spiaggia di Collelungo. Liberi. 
Per chilometri non ci sono, a vista, costruzioni umane. I monti  racchiudono tutta la spiaggia. C'è pochissima gente. Solo quella che ci arriva, almeno in questo punto, seguendo gli itinerari di visita del parco. Posso contare le persone con le dita delle mani. Siamo tutti come naufraghi sopravvissuti, miracolati scopritori di una terra segreta. Eletti. E' così, almeno, che mi sento io. E l'anima di questo luogo, come la sento forte! E' mare. E' vita. E' silenzio. E' profondità. E' natura sovrana.

Sono i milioni e milioni di tronchi d'albero portati qui dalle correnti, sbiancati e levigati dal mare, che fanno ormai parte della spiaggia stessa. E' il promontorio di Collelungo che la protegge. E' il sole che non fa sentire freddo. E' il vento che non fa sentire caldo. Un giorno di perfezione. Di assoluto benessere e comunione con la natura. Di totale serenità e completezza. Di verità.

E d'improvviso, come se ancora non fosse già abbastanza, dalle dune spunta un volpino. Si guarda intorno, tra le capannine - rifugio costruite con i tronchi della spiaggia da chi cerca riparo. Si fa avanti. Cammina sulla sabbia. Quasi si avvicina. La spiaggia è la sua. E questo luogo non finisce mai di stupire. 

Volpe sulla spiaggia di Collelungo

Quando riprenderete il cammino, dopo essere stati alla spiaggia, saprete che state andando a visitare la seconda e ultima torre dell'itinerario, saprete anche che la troverete bellissima, ma nascerà già dentro di voi un po' di malinconia. Per la spiaggia che vi lasciate alle spalle. Per il pezzetto di cuore che rimane lì, sulla sabbia intatta.



Torre di Collelungo
Una breve salita ed eccola, la seconda torre, nonché ultima tappa: la Torre di Collelungo. Questa è sicuramente meglio conservata rispetto alla prima, ma anche qui, quello che colpisce, non è la costruzione in sé per sé , ma sicuramente il panorama mozzafiato.
 




Il fiume taglia la pineta sotto di noi. Il colle con la Torre di Castel Marino domina la scena. E ci sembra incredibile, ancora una volta, che paesaggi del genere possano esistere in Italia, e quanto poco, a volte, conosciamo la nostra Terra, che invece offre cose meravigliose. Così come sembra impossibile essere stati, poche ore fa, in quella prima torre che da qui pare ora così lontana. Eppure non ci si sente affatto stanchi. Appagati da tanta meraviglia indimenticabile. 

Panorama dalla Torre di Collelungo


Perché questo non è un addio, ma soltanto un arrivederci.
A presto, Parco della Maremma... Ti salutiamo con i versi di un nostro amico, a cui hai rubato il cuore:


MONTI DELL’ UCCELLINA

...e un luogo misterioso

Sulla cima di Poggio Lecci
sentieri di note
grappoli di odori sempre freschi
in un’intensa meraviglia
che nasce e si trasforma
sotto un grembo di luna,
e uno stato d’animo slanciato
quel tappeto fascinoso di maestrale
fino a lambire i sensi incontaminati
di Cala di Forno.

Canti invisibili nel retroterra, le pinete
e nel vuoto le meditazioni
in un susseguirsi di danze invase
da mistero come marciano
le rime dei poeti fino a rasentare
le rive dell’Ombrone.

FABIO STRINATI


giovedì 5 marzo 2015

Trogir: la città - isola

Veduta di Trogir

Dal 1977 la cittadina Dalmata di Trogir fa parte dei patrimoni dell'Umanità dell'Unesco. E' un gioiellino di architettura veneziana, sito in una cornice naturalistica particolarissima: Trogir, infatti, è costruita su un'isola collegata con un ponte alla terraferma croata e con un altro ponte all'isola di Ciovo. Isola tra terra e un'altra isola. Già questo basterebbe a spiegare il fascino che la caratterizza. Ma c'è di più. C'è il canale che segue tutta la lunghezza della città che vi si affaccia. Ci sono le mura che la racchiudono tutta e che, come guardie del corpo fedeli, la proteggono e ne custodiscono la vita all'interno. E poi ci sono i campanili delle tante chiese che adornano le sue piazze e svettano alti, oltre le mura, e ci attraggono svelando un po' della bellezza celata. Ci sono poi le porte di accesso alla città, collegamento tra il mondo immaginato e il mondo reale.
Un mondo, quest'ultimo, che non delude le aspettative: viuzze caratteristiche, ricche di botteghe artigiane, palazzi in pietra, ornamenti. Pullulare di vita, di gente, di bar all'aperto e di musica che risuona per i vicoli e guida per la città. Piazze. Chiese. Facciate scolpite in stile veneziano. Tetti fatti di tegole e cupole color mattone.
Il tardo pomeriggio la luce è tutta verso l'alto. Ad illuminare i campanili e accenderne l'arancio. Mentre la sera nasce già vivace nelle piazze giovani e animate di Trogir.



Eppure non è ancora tutto. L'anima di Trogir non è solo questa. E, secondo me, si cattura meglio dal mare. 
Veduta di Trogir
Da quel lungomare fatto di palme, che sfilano fino al castello, con i monti sullo sfondo e l'isola di Ciovo dall'altro lato. Da qui arriva l'odore di lavanda, di pini marittimi, della vegetazione intorno e del mare. Da qui, nel tardo pomeriggio, meglio risplendono i campanili della città. E più facilmente si vivono degli istanti in cui il tempo sembra fermarsi. E si percepisce l'eternità.

E la bellezza di Trogir risplende così in tutta la sua interezza. Fatta di tanti piccoli elementi che si compongono a formare uno scenario unico. E' questo, forse, il segreto dell'anima di Trogir. Tante tessere che, messe al posto giusto, formano il bellissimo mosaico della città. Nessuna predominante rispetto all'altra. Tutte ugualmente essenziali. In un perfetto equilibrio in cui niente spicca, ma tutto contribuisce alla meraviglia di questo luogo. L'isola, il mare, i monti, i canali, le mura, le piazze, i campanili, il castello, l'artigianato. I colori, la musica, i profumi. Ecco: l'anima di Trogir è eterogenea, mista. E perciò completa. E rimane impressa. Il ricordo della cittadina si imprime, piacevole, nella mente. Senza altro "perché" che l'armonica bellezza completa e raffinata del luogo. Che stupisce senza bisogno di effetti speciali, con eleganza, con quieta perfezione, con arte. Essendo, semplicemente, Trogir.

E quando poi cala la sera, prima che le luci si accendano ad illuminare la notte, ecco un momento di intensità. In cui l'anima della città si riposa, in un sospiro tra il giorno e la notte. Ogni scorcio si fa pittorico, per immortalare nel ricordo la fine di questa giornata, proprio come un dipinto immortala sulla tela il paesaggio che rappresenta.
E si è già pronti a ricominciare.

La silhouette del campanile principale svetta fiero tra le palme. Misterioso e ammaliante, a simbolo di questa città.